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Sanità e turismo per far ripartire la Campania

La brillante intuizione del dottor Grassi

(24/04/2020)

Nel confronto con il dott. Stefano Rocco, che si è svolto ieri in diretta sulla pagina Facebook del “Medical Center Rocco” il dottor Siro Grassi, primario ortopedico della Clinica  Santa Rita di Atripalda (Av), ha affrontato ed analizzato alcune tematiche sanitarie di grande interesse come il fenomeno della migrazione sanitaria, il rapporto qualitativo tra la sanità del Nord Italia e quella meridionale, la situazione relativa agli interventi di protesi ortopediche e tanto altro. Dal confronto, vivace ed esaustivo, sono emerse  chiaramente le qualità umane e professionali che contraddistinguono l’operato del primario ortopedico e che, in verità, dovrebbero contrassegnare la l’attività professionale di ogni medico che svolge il proprio lavoro come una vera e propria missione. Grande professionalità quindi, etica ed idee rinnovative: questa in sintesi la ricetta del dott. Grassi per riordinare e rilanciare la sanità del Sud, frutto di competenza ed esperienza di una mente che, partendo dai problemi di oggi, si proietta nel futuro al fine di compensare il gap esistente tra i due sistemi di gestione sanitaria nazionale.

Punto fermo della disamina espressa da Grassi è l’eliminazione  dei grossi profitti dalla sanità, ponendo la massima attenzione all’obiettivo principale rappresentato dalla salute del paziente, il suo benessere, prescindendo dalle condizioni sociali ed economiche di ciascuna malato. Condizioni queste che oggi purtroppo soggiacciono e danno la precedenza ai numeri, ossia al pareggio di bilancio, o meglio ancora alla sua chiusura in attivo. “In Italia – ha affermato il dott. Grassi non senza un pizzico di amarezza - se ogni attore, sia esso sanitario o politico-amministrativo, facesse la sua parte nel migliori dei modi e soprattutto con coscienza, si potrebbe realizzare una sanità d’eccellenza, superando di gran lunga la qualità di quella odierna che pure è altissima, a costi dimezzati rispetto a quelli attuali.”

Per l’ortopedico uno dei primi passi da compiere è l’eliminazione del conflitto di interessi tra prestazione ed onorario che innesca un meccanismo tortuoso che spinge i medici a procacciarsi un numero sempre maggiore di pazienti a fronte di maggiori introiti con il rischio per i malati di non vedersi garantite visite e soprattutto cure.

Conseguenza di questo circolo non certo virtuoso sono le lunghe liste di attesa che spesso costringono chi ha bisogno, pur di accorciare i tempi di attesa, a rivolgersi altrove o addirittura fuori regione, contribuendo così inconsapevolmente all’indebitamento della propria sanità locale.

Qui si inserisce la figura del medico “libero”, ossia del professionista che in cambio di velocità e di una presunta miglior qualità di assistenza favorisce ed agevola l’esodo dei pazienti in altre regioni, non senza un proficuo e lecito guadagno personale ma con un enorme danno per il sistema sanitario regionale di appartenenza. Secondo i dati CENSIS infatti  i ricoveri fuori regione, calcolati da “Quotidiano Sanità” sulla base delle Sdo (schede dimissione ospedaliera), nel 2016 ammontavano a circa 930.000 unità. Le migrazioni riguardano soprattutto le indebitate regioni del Sud che vedono così sottrarsi preziose risorse a tutto vantaggio di una sanità, quella settentrionale, già ampiamente florida.

Nel Nord si è preferito creare strutture ospedaliere specializzate nella terapia di diverse importanti patologie; veri e propri poli ospedalieri molto remunerativi ma che tengono in scarsa o nulla  considerazione l’assistenza cosiddetta “di solidarietà”, nobile ma incapace di garantire adeguati introiti, le cui conseguenze drammatiche oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Questo con la complicità della politica regionale cui la tutela della salute pubblica ed il benessere dei cittadini sembrano proprio non interessare.

“Occorre – ha stigmatizzato ancora il dott. Grassi - che lo Stato garantisca un giusto rapporto tra pubblico e privato, il cui squilibrio sottrae soldi pubblici dalle tasche della gente per arricchire pochi individui. Oggi  i “piccoli ospedali“ del sud, pur tartassati in passato da  tagli sconsiderati e da gestioni amministrative non sempre all’altezza, hanno dato prova di capacità e competenza, umanità e grande professionalità, basate su sani principi morali tesi ad aiutare i malati, l’anello debole del sistema assistenzialistico. Non c’è da meravigliarsi se, soprattutto all’estero, alle eccellenze della sanità meridionale vengano riconosciuti i giusti meriti soprattutto nei campi della ricerca medica e della operatività”.

E qui nasce l’intuizione del dott. Grassi che tende ad unire, in una sorta di geniale sinergia, la sanità ed il turismo. “Per recuperare e ricavare soldi spiega il primario ortopedico - ed aiutare al contempo un altro settore oggi in grave crisi a causa del “lockdown” imposto dalla pandemia di Covid19, il turismo, si potrebbe pensare a una sanità turistica o se volete ad un turismo sanitario, come quello che è molto in voga oggi ad esempio in Svizzera. Qui da noi si riuscirebbe così a coniugare l’utilità di godere, di prestazioni sanitarie di assoluta qualità alle bellezze più incantevoli del mondo. Nel 2017, sempre in Svizzera, addirittura 36000 persone domiciliate all'estero hanno soggiornato in ospedali e cliniche elvetiche, pari al 2% circa del totale dei pazienti. Fenomeno questo che ha comportato guadagni straordinari ad un sistema sanitario, quello svizzero, che non è certamente superiore in quanto a competenza, specialità ed esperienza al nostro. Noi, qui nel meridione – conclude Grassi - abbiamo bellezze naturali ed un patrimonio storico culturale invidiabili ed invidiati in tutto il mondo e medici veramente molto bravi, preparati e all’altezza di ogni situazione. Con questa operazione potremmo davvero rivoluzionare il settore sanitario e dare un grande impulso anche al rilancio del turismo locale a tutto beneficio della salute e dell’economia meridionale e, perché no, anche a quella nazionale.”






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