Castellammare, lo scioglimento è lo specchio di un sistema: quando l'appalto pubblico si piega ai clan(16/07/2026)
Mentre la politica locale si perde nel teatrino delle correnti, con il sindaco Luigi Vicinanza che accusa «l’ala settaria del Pd» guidata da Elly Schlein di colpirlo politicamente, la dura realtà dei fatti mette a nudo un sistema amministrativo permeato dall'ombra dei clan. Lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia non è un mero scontro tra fazioni, ma il risultato di un profondo e preoccupante collasso etico e di controllo all'interno della macchina pubblica.
Le ultime inchieste della DDA sul clan D’Alessandro – egemone sul territorio da mezzo secolo – squarciano il velo su una gestione dei servizi pubblici a dir poco compiacente. Secondo la relazione dei commissari prefettizi, il pericolo di condizionamento mafioso non era un'ipotesi teorica, ma una realtà tangibile che passava proprio attraverso le stanze di Palazzo Farnese.
Il welfare dei clan attraverso i subappalti comunali
Il cuore dello scandalo politico risiede nella gestione degli uffici comunali e nella totale assenza di filtri nell'assegnazione dei lavori. Sotto la lente degli ispettori è finita la gestione dello stadio comunale "Romeo Menti" e i servizi connessi alla Juve Stabia: un bacino di commesse pubbliche finito dritto nelle mani di ditte in odor di camorra.
Il vero fallimento politico: Com'è stato possibile permettere che ditte operanti in appalto o subappalto per il Comune impiegassero personale con precedenti penali significativi o soggetti ritenuti organici alla criminalità organizzata?
Questo scenario non rappresenta solo un problema di sicurezza, ma una precisa responsabilità politica e gestionale:
Mancanza di controlli preventivi: Gli affidamenti diretti e le concessioni facili sono diventati, nei fatti, uno strumento per legittimare la presenza dei clan nell'economia legale.
Infiltrazione nei servizi chiave: Lavorare per il Comune significa gestire denaro pubblico. Permettere che soggetti vicini alla camorra operino nei servizi comunali equivale a delegare il controllo del territorio a chi lo tiene in scacco con la violenza e l'intimidazione.
L'alibi della burocrazia: Scaricare la colpa solo sui "tecnici" o sui "funzionari di Palazzo Farnese" è un comodo paravento per una classe politica che ha preferito non vedere, rinunciando al proprio ruolo di indirizzo e di vigilanza etica.
Una sinistra che deve guardarsi allo specchio
Il centrosinistra stabiese, fresco di vittoria alle ultime amministrative, non può liquidare questa relazione come fango politico o come una "vendetta" interna al Pd. Se l'ala riformista e quella più radicale del centrosinistra preferiscono farsi la guerra sulle poltrone, i cittadini si trovano di fronte a un verdetto impietoso: la camorra a Castellammare non ha dovuto scavalcare le mura del Comune, è entrata dalla porta principale della gestione dei servizi, pagata con i soldi dei contribuenti.
La vera sfida per la trasparenza non si gioca sui media con dichiarazioni di vittimismo, ma con una bonifica radicale delle procedure di appalto, l'introduzione di protocolli di legalità rigidi per ogni singolo lavoratore impiegato e l'allontanamento definitivo di chiunque baratti la legalità con il consenso elettorale o la quiete amministrativa.

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