Castellammare di Stabia. La maggioranza non rinvia la seduta comunale su richiesta dell'opposizione La minoranza - Non ci sono coperture economiche per la riqualificazione (02/04/2025) Nel consiglio comunale del 31 marzo si è consumata una pagina preoccupante per la vita amministrativa e finanziaria dell’Ente. È doveroso, innanzitutto, fare chiarezza sul quadro politico: oggi in consiglio esiste un’opposizione. L’opposizione vera - coerente con il proprio ruolo e con il rispetto delle regole democratiche. Nonostante l’esplicita richiesta formale di rinviare la seduta per l'indisponibilità già comunicata dai consiglieri di opposizione, la maggioranza ha ignorato ogni segnale e ha forzato la convocazione per il 31 marzo, alimentando la frattura e dimostrando ancora una volta di non essere in grado di garantire un confronto trasparente e rispettoso.
Al centro del consiglio c’era la delibera con cui l’amministrazione intende ricorrere eventualmente a fondi comunali per un importo di 15 milioni di euro per il programma di rigenerazione urbana del rione Savorito, nel caso - sempre più concreto - di perdita del finanziamento Pnrr per il mancato rispetto delle scadenze.
Il provvedimento approvato dalla giunta e portato in consiglio solleva molteplici perplessità sia sotto il profilo tecnico che politico. Innanzitutto, il progetto presenta evidenti lacune: la validazione e la successiva approvazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica sono avvenute nonostante le numerose criticità rilevate, in particolare quelle relative ai sottoservizi e ai vincoli urbanistici, evidenziate già in sede di conferenza dei servizi. Le prescrizioni di merito sono state rinviate alla progettazione esecutiva, ma senza una reale garanzia di risoluzione.
A ciò si aggiunge un passaggio ancora più delicato: la giunta ha portato in aula un provvedimento senza la certezza della copertura finanziaria, pur andando avanti con l’affidamento della gara. Un atto potenzialmente lesivo per l’ente, che espone l’amministrazione a riserve e contenziosi da parte dell’impresa affidataria, che - a contratto firmato - si troverebbe a operare in assenza di certezze sulle fonti di finanziamento.
Emblematico il comportamento del responsabile del settore economico-finanziario, il quale prima esprime un parere favorevole e subito dopo lo condiziona a una lunga serie di prescrizioni, che annullano di fatto la portata del parere stesso. In ambito amministrativo, un parere contabile o è favorevole o non lo è: quello espresso è un evidente tentativo di deresponsabilizzazione, in una situazione di caos procedurale.
Ma c’è di più: nel corpo della delibera si arriva al paradosso amministrativo di autorizzare gli uffici a sottoscrivere un atto con l’impresa che renda efficace il contratto e avvii i lavori indipendentemente dall’esistenza di un finanziamento certo. Significa, in sostanza, che l’ente dovrebbe impegnarsi contrattualmente senza sapere come e con quali fondi pagherà le opere.
Tutto questo rende la delibera un atto estremamente pericoloso per l’equilibrio finanziario dell’ente e una chiara dimostrazione dell’incapacità politica di una giunta che ha smarrito la bussola. Il tentativo di coinvolgere il consiglio comunale in responsabilità che derivano dall’inadeguatezza dell’esecutivo è non solo scorretto, ma anche offensivo dell’intelligenza di chi ha a cuore il destino della città.
In questa vicenda, l’opposizione ha scelto con chiarezza da che parte stare: dalla parte della trasparenza, della correttezza istituzionale e della responsabilità vera.
Ora più che mai, occorre che cittadini e organi di controllo aprano gli occhi su un modo di amministrare che, oltre a essere poco rispettoso delle regole, mette a rischio le risorse e il futuro della città.
Antonio Cimmino
Nicola de Filippo
Antonio Federico
Pasquale D’Apice

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