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Castellammare. Il manifesto politico di Unione popolare per la città

Un alternativa comunista agli schieramenti legati a Meloni e Schlein

(21/08/2023)

"Siamo una soggettività politica autenticamente comunista. Questo significa che il nostro attivismo si ispira innanzitutto al pensiero di Marx che, a trent’anni dalla caduta dell’Unione Sovietica, può ormai essere letto senza i pregiudizi e gli equivoci che quell’esperienza ha potuto indurre nelle persone. Un pensiero che riteniamo essere straordinariamente attuale e indispensabile per risolvere la complessità e le contraddizioni del caos politico/economico che stiamo vivendo a livello mondiale, europeo, nazionale e locale.

Ma chiariamoci! Essere autenticamente di sinistra significa credere nella lotta di classe, porsi sempre in difesa delle classi subalterne, respingere gli interclassismi, i corporativismi, i consociativismi finalizzati solo a gestire una governance il cui esito è sempre lo stesso: sfavorire le classi più deboli.

Molti soloni, con un ghigno, pontificano che le classi non esistono più. Crediamo che solo la loro abbagliata cecità non veda l’esistenza delle classi dominanti capitalistiche, da un lato, e delle classi subalterne e sfruttate dall’altro. Come fanno a non vedere il potere degli azionisti che controllano i consigli d’amministrazione che decretano licenziamenti, chiusure e tagli? E come fanno a non vedere il dolore delle classi subalterne fragili e impotenti? Come non accorgersi dei migranti, degli operai, degli statali, dei lavoratori precari (portatori di contratti multiformi), dei piccoli commercianti, dei disoccupati e così via. Sono dispersi, disuniti come polvere nella storia; ma ci sono. Sono come l’ossigeno che ci da la vita: non lo vediamo ma lo respiriamo e ne sentiamo la presenza. Noi vogliamo che questa polvere della storia, che questi individui soli di fronte ai potenti, trovino nel comunismo il nucleo per unirsi e coagularsi contro il potere che li disperde. A questi soloni noi diciamo che la storia non è finita e che i deboli possono e devono trovare la forza per cambiare il sistema e fare muro contro il potere del capitale.

Data questa premessa è chiaro che siamo incompatibili con le posizioni alla nostra destra di quel carrozzone che va da Sinistra Italiana, passa per il PD e, attraverso Azione e Italia Viva giunge a Fratelli d’Italia e Lega. Si dicono maggioranza e opposizione ma, in realtà, sono facce di una stessa moneta. E da questa moneta non ci aspettiamo nulla di buono per la nostra lotta. Sappiamo che questa moneta è quella del capitale e dei potenti.

Castellammare di Stabia è un caso peculiare che amplifica le contraddizioni di tale modello pseudodemocratico liberista. Di politico non c’è più nulla. Ormai le elezioni amministrative sono una liturgia sterile in cui si formano comitati elettorali effimeri come fuochi fatui. Sepolcri imbiancati in un cimitero in cui agiscono pacchetti di voti dei soliti noti, di associazioni o fondazioni improbabili, tutti espressione di poteri che hanno distrutto questa città. I loro interessi sono quelli di sempre: edilizia innanzitutto, concessioni, operazioni di spesa pubblica con interesse privato, speculazioni di vario genere. Il bene comune, l’interesse dei più deboli, non hanno alcun valore e da anni non sono più pervenuti.

Da tutte queste forze abbiamo sempre sentito parlare di progresso per questa città. Progresso! Bella parola! Ma che vuol dire? Vuol dire andare avanti. Ma noi crediamo in un’altra possibilità. La possibilità di tornare indietro. Alle radici e alla storia di questi luoghi. Perché abbiamo una grande storia e una nobile tradizione. E l’unica speranza di andare avanti che abbiamo è quella di conservare, recuperare e rendere disponibili per tutti queste ricchezze. Questa città non è nuove case da costruire. Ce ne stanno pure troppe! Sono brutte! Spesso di fronte a un mare inquinato dai loro scarichi. Noi non siamo licenze facili da ottenere, noi non ci dobbiamo più vendere per un’elemosina.

Noi siamo una storia. E questa storia si è semplicemente interrotta. E noi la dobbiamo ricominciare a raccontare dal momento che si è interrotta. E questa storia non è una favola sospesa nell’aria. È la mia storia, la tua storia, è la sua storia, di mio padre, di mia madre. Semplicemente ce la dobbiamo ricordare. Dobbiamo ricordare le industrie che abbiamo perso. E con le industrie abbiamo perso un mondo di socialità, di relazioni, di saperi, conoscenze e competenze. Abbiamo perso l’anima e l’operosità dei nostri padri. Abbiamo trasformato la sana accoglienza di un tempo in un turismo di transito e di B&B, un turismo usa e getta che produce ricchezza per pochi e lavoro precario e mal pagato.

Negli ultimi decenni le nostre amministrazioni hanno fatto molti danni. Sarebbe stato molto meglio per noi se non avessero fatto niente. Avrebbero potuto semplicemente lasciar vivere e pulsare la nostra storia! Avrebbero potuto apportare qualche minimo e opportuno intervento urbanistico (dove effettivamente serviva) e, per il resto, solo manutenzione e pulizia! Semplice vigilanza e facilitazione della corretta interazione tra l’uomo e il luogo dove vive. Tutto qui! Bastava lasciare interagire l’intelligenza degli uomini con la natura dei luoghi e controllare che non si verificassero abusi.

Le amministrazioni stabiesi, invece, hanno fatto il contrario. Ci hanno detto che dovevamo essere “competitivi”, dovevamo essere “più produttivi”, che per far questo bisognava “privatizzare”. Non abbiamo mai sentito seriamente parlare di preservare, di conservare, di educare, di stimolare e controllare la creatività delle persone, di proteggere i beni della città per tutti i suoi cittadini e per tutti gli uomini che la vogliono visitare. E’ intelligente pretendere di gestire la vita di un posto con i criteri della competitività? E’ utile privatizzare i beni comuni a tutti i cittadini? Si può pretendere di avviare un’economia in maniera “artificiale”? Ecco allora che con i criteri del “libero mercato” le terme si chiudono come un’azienda in perdita, la funivia si chiude per mancanza di soldi, un investimento per il bacino di carenaggio dei cantieri non si può ottenere. D’altro canto si mette mano a opere demenziali che dovrebbero “modernizzare” la città ma che in realtà producono solo speculazioni e malversazione del danaro pubblico. Sono schiaffi alla nostra storia opere come la risistemazione della villa comunale o il buco nella montagna per il secondo binario della Circumvesuviana o il sottopassaggio di via Nocera. E poi si è costruita Marina di Stabia che i cittadini stabiesi possono ammirare solo con i binocoli, si sono privatizzate parti della città. Ma qual è il progetto? Ma qual è la visione? Ma quali criteri hanno in testa questi uomini per realizzare una città viva, funzionale e ricca? Sorge prepotente un dubbio! Ma se queste amministrazioni stabiesi avessero deciso di non fare niente, ma proprio niente, oggi, forse, non staremmo meglio? … peggio di così non crediamo!

Hanno esibito il loro sdegno per la camorra. Ma cosa hanno fatto veramente per togliere ossigeno alla criminalità? Credono di poterli arrestare tutti e fermarli così? Hanno promosso facili manifestazioni contro la violenza. Si sono coperti con foglie di fico per nascondere le loro magagne, la loro incapacità o, addirittura, la loro contiguità con il malaffare. Ma la camorra è un effetto, non la causa del degrado della città. Come l’acqua la camorra riempie gli spazi di inefficienza dello stato. Le persone senza lavoro, senza assistenza e lasciate sole sono facili prede di queste organizzazioni malavitose.

Allora la parola d’ordine che dovrebbe risuonare in questa città è: discontinuità. Basta con i politici di lungo corso o con insipidi nomi di richiamo, teste di legno disposte a prestare sé stessi e la loro storia per soccorrere gli amici.

Abbiamo sentito molti esponenti di precedenti amministrazioni dire di aver dimostrato di avere ottime capacità di amministratori. Di essere bravi tecnici e di saper trovare i soldi per finanziare le opere necessarie alla città. Per noi non è questo il punto. Non ci interessa appurare la loro “competenza”. Pensiamo che porre la questione in questi termini è già un approccio sbagliato.

Per noi la capacità amministrativa è un mezzo, non un fine per governare la città. Prima viene la visione globale delle scelte.

Parimenti per noi la capacità di reperire finanziamenti è un mezzo, non un fine del tecnico. Prima vengono le idee da finanziare.

Insomma crediamo che prima viene la politica e le scelte e poi l’amministrazione e i finanziamenti.

Noi siamo la vera alternativa che può garantire discontinuità. Noi vogliamo far andare avanti una città che non abbia il torcicollo, che sappia girare la testa per ricordare il suo passato. Noi possiamo e vogliamo cambiare il sistema per dare casa e voce alle classi subalterne. Non si tratta di amministrare, si tratta di cambiare il mondo!"

 

Fonte comunicato stampa 






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