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S.Catello e Grotta S.Biagio: importanti scoperte nel libro di…

Importanti scoperte quelle rivelate dagli studiosi Giuseppe Plaitano e Angelo Acampora che potrebbero, probabilmente, cambiare il volto di quella Castellammare culturale, e dunque turistica, che tanto si sogna.

Per la stesura del testo San Catello, un mistero del Medioevo’ i due studiosi si sono recati in vari posti, vicini ma anche lontani, hanno chiesto ed ottenuto permessi, avanzato ipotesi che non sempre sono state riconosciute, probabilmente perché spesso le tradizioni sono prese come dogmi, chiudendosi a nuove probabili tesi plausibili. Hanno dunque cercato di dare un’identità al Patrono di Castellammare, ripercorrendo aneddoti che riguardano sia lo stesso nome ‘Catello’, che alcune vicende storiche che vedono il nostro patrono protagonista.

Si sono infatti diretti dapprima ad Itri, luogo in cui vi era, secondo tradizione, il cranio di S.Catello, portato dai gesuiti a seguito di vicende storiche, poi a Gaeta dove, dopo la distruzione del monastero di Itri, sono stati qui spostati i cimeli in esso custodito. Ultima tappa del viaggio è stato lo stesso Museo Diocesano di Castellammare, prendendo in particolare considerazione una piccola placchetta d’avorio in cui sono raffigurati due uomini nell’atto di abbracciarsi. Questi due uomini sono S. Paolo e S.Pietro o San Catello e Sant’Antonino?

Dei Santi medievali ci resta poco e nulla. questo vale anche per S. Catello che collochiamo nel VI secolo e di cui, grazie a dei documenti, sappiamo che aveva una sorella. Oltre ad essere vescovo, era stato incaricato per essere quello che oggi definiremmo il ‘Sindaco’: ricopriva infatti importanti ruoli ed era conosciuto anche nello Stato Pontificio. Aveva legami di amicizia con Sant’Antonino, patrono di Campagna e della vicina Sorrento. La tesi dell’abbraccio della placchetta conservata al Mudiss, sarebbe avvalorata dal fatto che il fatidico abbraccio ci sarebbe stato davvero. Infatti, S. Catello, appena sceso da una nave corse subito incontro a S. Antonino e i due si salutarono con un abbraccio. Ma chi era davvero Catello? E da dove proveniva?

Si è parlato anche di alcune scoperte riguardanti la Grotta S. Biagio che potrebbero trasformare Castellammare in un unicum riconosciuto e valorizzato per quanto vi è all’interno. Quali? Anzitutto vi è qui la prima (?) iconografia di S. Brigida, vice patrona di Irlanda nonché delle acque sacre, San Michele Arcangelo ‘dei pellegrini’, e non quindi in vesti tradizionali con lancia e demone, ma con canna di bambù e globo, la Madonna dei Pellegrini, con la stessa canna di bambù impugnata dall’arcangelo,che anticiperebbe quella del Caravaggio ben circa otto secoli, poi il mistero di Uriel, il ‘quarto arcangelo’ disconosciuto dalla chiesa nel Concilio di Aquisgrana nel 789, dopo il quale furono distrutte le iconografie che lo ritraevano.

Certo è che i Longobardi ebbero un ruolo dominante durante il periodo della Longobardia Minor nelle nostre zone, la cui capitale era Benevento. Gli stessi affreschi della Grotta di San Biagio appartengono alla cosiddetta ‘pittura Beneventana’. Proprio grazie ai Longobardi che oggi siamo così legati all’Arcangelo Michele: per loro era infatti associabile al dio Odino. Per molti di essi questa scoperta fu decisiva per la conversione al Cristianesimo.

Queste e molte altre curiosità sono narrate nel libro su citato, con particolari riferimenti anche a studi condotti dal prof. Pippo D’Angelo, a cui è stata dedicata la presentazione. Purtroppo, come qualche tempo fa diceva lo stesso Plaitano, gli Stabiesi, o comunque molti dei quali, non hanno contezza di ciò che hanno sotto i loro occhi. Sì, perché il patrimonio che Stabia offre è immenso, parte del quale è ancora sotto i nostri piedi in attesa di essere tirato fuori: ma non è certamente questa la scusa per essere ignavi di fronte a ciò che la storia ci ha lasciato.

 

A cura di: Ivana Rita Afeltra






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