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Prescrizione. Avvocato Enrica Paesano: “Se non si presume l’innocenza allora nemmeno la b(u)onafede”

La imminente entrata in vigore della legge che sospenderà sine die i termini di prescrizione, ha, giustamente, indignato i penalisti italiani che, sotto l’egida dell’Unione delle Camere Penali Italiane,proclamando uno sciopero, nella settimana dal 2 al 7 dicembre, grazie al supporto tecnico di Radio Radicale, si sono impegnati in una Maratona Giudiziaria, nel corso della quale, in Piazza Cavour a Roma, dalle 9.00 alle 20.30, si sono alternati oltre 700 avvocati, provenienti da tutta Italia. Al fianco dei penalisti si sono iscritti a parlare anche molti parlamentari, appartenenti a tutto l’arco costituzionale e molti professori universitari di diritto penale, processuale penale e costituzionale. 

La battaglia di civiltà, sostenuta dall’Unione delle Camere Penali Italiane, si fonda sulla necessità che il processo penale sia ragionevolmente breve, nel rispetto delle garanzie costituzionali ed universali dell’uomo. La presunzione d’innocenza, la ragionevole durata del processo, il diritto di difendersi provando, la rieducazione del reo, l’errore giudiziario, la necessità di investire risorse per far funzionare gli uffici giudiziari, alcuni dei temi affrontati nel corso della maratona, interamente riascoltabile dal web.

Non è necessario essere giurista per comprendere quanto sia drammatico, per un cittadino, essere assoggettato ad un processo penale senza fine, con tutto ciò che ne consegue in termini di aspettative di lavoro, di vita di relazione, affettiva etc.. Infatti, se il cittadino è colpevole, è giusto sia punito per ciò che ha commesso in un tempo rapido; se è innocente, ancor più giusto è si accerti rapidamente la sua estraneità ai fatti; se, poi, è una persona offesa dal reato, non dovrà essere costretto ad attende un tempo biblico per vedersi riconosciuto il proprio diritto. Ma, attenzione! Nessuno ha diritto a che lo Stato faccia vendetta. La legge del taglione è estranea al nostro ordinamento liberale. Eppure mi viene in mente che la norma sulla prescrizione è stata introdotta dal legislatore fascista che si è, dunque, mostrato più saggio e garantista dell’attuale governo presuntivamente repubblicano.

A distanza di poche ore dalla fine della manifestazione romana, quasi presagio di eventi apocalittici, si è spento uno dei grandipadri della riforma costituzionale del giusto processo: l’avv. Giuseppe FRIGO. Già Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, componente della Corte Costituzionale, fu tra gli artefici della riforma dell’art. 111 della Costituzione. Scudiero d’un’atavica battaglia dell’Unione, con la presidenza di Frigo, i penalisti, che da tempo l’invocavano, ottennero l’introduzione dei principi del giusto processo e della ragionevole durata del processo in Costituzione, in sintonia con la Convenzione Europea per la Salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali.

Per un paradosso della sorte, l’alfiere della più nobile delle garanzie s’è spento nel momento in cui il processo penale e l’intera disciplina del giusto processo è più insidiata. Forse presago di lutti culturali ben più drammatici, il grande padre del giusto processo sarà presto in compagnia della sua creatura. Se la riforma della prescrizione diventerà legge, il giusto processo finirà di esistere. E non solo! Anche il codice penale e di procedura sono in grave è pericolo, così come – e sfido chiunque a sostenere il contrario – tutto l’ordine democratico costituzionale. Un progetto eversivo è in atto e non credo ad alcuna buona fede. A me hanno insegnato che l’ignoranza della legge non scusa e che la buona fede si presume al pari dell’innocenza. Ma io non potrò mai scusare chi abbia mostrato tanta protervia ed ignoranza della legge da sostenere che sia giusto sospendere la prescrizione. In verità, nemmeno mi sarei immaginata che un ministro della Repubblica – ministro di Giustizia, laureato in legge ed avvocato – potesse affermare che “se non si dimostra il dolo, il reato da doloso diventa colposo”. Non c’è bisogno di essere avvocati per capire di quale ignominia si sia reso responsabile, basta – per chi proprio non voglia intendere – aprire un vocabolario della lingua italiana.Ma tentare di far ricorso ad uno degli elementi identitari di un popolo, quale la comprensione della propria lingua, è oggi anacronistico, tanto quanto rivendicare il culto delle proprie memorie, la salvaguardia della propria identità giuridica e culturale. E allora che vada tutto in vacca! Ma non chiedetemi di credere alla B(u)onafede!

        Avv. Enrica Paesano (Responsabile Osservatorio Giovani Unione Camere Penali Italiane)






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