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Juve Stabia, stasera a Cava dè Tirreni in scena il primo Memorial “ Catello Mari”, i ricordi nelle parole di papà Giuseppe e il fratello Angelo.

Alle 20:30 la serata commemorativa al “Simonetta Lamberti”

(06/08/2026)

E’ consegnata alla storia chi era Catello Mari, Il Leone, cosi soprannominato dai tifosi della sua Cavese. Eppure quel ruggire così forte in campo, nascondeva un’anima nobile, sincera e altruista. Si perché non sono stati pochi i momenti in cui lo stesso Catello si prodigava per gli altri e di come sentisse il bisogno di stare sempre dalla parte dei deboli e di aiutarli, no non solo a chiacchiere, ma in aiuti concreti e fatti con tanto cuore, un cuore da Leone appunto. Quella Cavese  che da poco aveva lasciato sul campo vincente sul Sassuolo e il traguardo della C1, e poi la storia tristemente ci racconta del suo ritorno verso casa, all’alba,  di quel maledetto colpo di sonno che l’ha portato via da tutti noi per sempre. Era il 16 Aprile del 2006 quando la sorte ha girato le spalle ad un ragazzo ventottenne pieno di vita e con davanti a se ancora tanti anni per rincorre un pallone, sono trascorsi venti anni, ma oggi la città nativa e quella di adozione calcistica gli tributano il giusto riconoscimento attraverso quello che sarà il primo Memorial Catello Mari che si disputerà al Simonetta Lamberti di Cava dè Tirreni questa sera alle 20:30. Alla vigilia di questo importantissimo evento abbiamo voluto incontrare e ascoltare le parole e i racconti su Catello da parte del fratello Angelo e del papà, il colonello Giuseppe Mari, ringraziando innanzitutto entrambi per aver condiviso con noi chi era Catello.

Le parole del suo papà, il Colonnello Giuseppe Mari, ricordando Catello:

Com’era lui fuori dal campo?

“Un ragazzo semplice e riservato, le cui straordinarie qualità umane e il talento nascosto sono emersi con forza solo dopo la sua scomparsa. Lascia un vuoto incolmabile ma anche un'eredità di bellezza interiore che illumina chi resta per sempre.

La sua luce era silenziosa, un dono prezioso che ha scelto di svelarsi solo quando il suo cammino terreno si è compiuto.

Viveva in punta di piedi, quasi a non voler disturbare, ma ha lasciato un'impronta così profonda che la gente che l'ha conosciuto ora risuona della sua grandezza.

Le sue qualità più belle erano scrigni chiusi: la vita li ha schiusi, mostrando a tutti la meraviglia che custodivano dentro.

Quali erano le sue passioni?

Le passioni, sfrenate, per il calcio, l'amore per il prossimo.

Le risate, lui era un guascone, scherzava con tutti, mantenendo sempre i canoni della correttezza.

Qual’è il ricordo che vi fa sorridere di più pensando a lui?

Il ricordo che ci fa sorridere di più era lui, la sua stravaganza e la tendenza, vestendosi in modo, a volte, fuori tempo ma sempre elegante

Cosa amava di più del calcio?

Lo spogliatoio lo amava e rispettava, era un'icona

Nel calcio amava la correttezza, anche la "forza scorretta"  ma sempre sportivamente, nei dettami consentiti.

Il suo sogno nel cassetto e il rapporto con i compagni?

Era convinto di arrivare in alto, forse ci sarebbe arrivato. Nello spogliatoio era un leader e la sua frase: "squadra allegra Dio l'aiuta" ha lasciato un segno che ancora oggi si legge sulle magliette in allenamento. Benvoluto da tutti i compagni.

A Sassuolo,  una rete di grande spessore tecnico, acrobatico e precisione. Alche altre, come Nocera  inferiore con un'elevazione indescrivibile, bellissima per fattezze e coordinazione, però non si vantava, diceva che se non era per i compagni non avrebbe mai fatto eurogol....e li ha fatti davvero.

Da Cava è stato adottato. Al suo arrivo scetticismo totale, poi esplose in tutta la sua grandezza, riempiendo le pagine dei giornali sportivi e non solo.

Se potesse vedere questo Memorial, cosa direbbe?

Il memorial è un'altro tassello. Direi avere lui vicino.....ma....Lui sarebbe felice perché vive in ogni 90 minuti di una partita giocata col cuore.

La  lealtà, la forza , la condivisione ed il sorriso che era l'immagine che lo contraddistingueva.

La sua frase: Squadra allegra Dio l'aiuta" bella nella sua semplicità, profonda per chi ha fede.

 Concludo che Catello non ha mai fatto strepiti in vita, ma la sua anima adesso parla a tutti con la forza di un coro.

Era un capolavoro nascosto, e il tempo si è fermato per permettere a tutti di ammirare la sua vera essenza.

Il suo silenzio oggi urla amore, talento e una bontà che non sapevamo potesse esistere così pura. Un bacio che ti possa raggiungere ovunque tu sia.️”

A seguire Angelo, il fratello di Catello, aggiunge queste sue forti sensazioni e profondi pensieri  per questa speciale serata.

“Mio padre con poche parole ha raccontato l'essere di Catello e soprattutto il segno (indelebile) che ha lasciato soprattutto nella città di Cava de' Tirreni dove (posso garantirti e ne sono testimone) ci sono persone che quando ricordano mio fratello lo fanno con le lacrime agli occhi!

Posso solamente aggiungere che se potesse vedere questo Memorial sarebbe onorato per tutta questa manifestazione d'affetto nei suoi confronti ma soprattutto orgoglioso di vedere il popolo Stabiese abbracciarsi con quello Metelliano che amava tantissimo, era il suo sogno e in fondo anche il nostro.  Approfitto anche per dire che queste iniziative fanno solamente bene al movimento calcio ed in particolare a quello Campano! ...e di questo ringrazio la società Cavese e quella della Juve Stabia per aver organizzato questo Memorial.”

E noi concludiamo con un semplice Ciao Catello, Castellammare di Stabia e Cava dè Tirreni ti porteranno sempre nel cuore. Ciao Leone.

A cura di Giovanni Donnarumma

foto fonte Luigi Gasia






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