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Juve Stabia, prossimo alla firma con le Vespe vi raccontiamo Mister Pietro De Giorgio.

Conosciamo meglio l'allenatore di origini calabresi attraverso il racconto in esclusiva del collega Alfonso Pecoraro, redattore del Quotidiano del Sud.

(30/06/2026)

Il prossimo allenatore della Juve Stabia, Pietro De Giorgio, è reduce da un'annata esaltante e ricca di soddisfazione in quel di Potenza. E chi meglio del collega e amico Alfonso Pecoraro redattore del Quotidiano del Sud, può presentarlo nei migliori dei modi e farlo conoscere alla piazza stabiese.


- Innanzitutto ben ritrovato Alfonso e grazie per la tua disponibilità, oggi parleremo di Mister Pietro De Giorgio in tutte le sue sfaccettature e sotto i vari profili legati a questioni tecniche ma anche umane.
- Prima cosa ti chiedo un pò del credo tattico del mister, se è un integralista da questo punto di vista come modulo di gioco o gli piace anche studiare altre situazioni?


Il mantra è il 4-3-3, anche se, come gra parte dei tecnici, ama ripetere che i moduli sono solo numeri e molto dipende dall’interpretazione che se ne dà. Però a Potenza il tridente è stato sempre molto ben proposto, al punto che il Potenza nel corso della sua gestione ha sempre prodotto tante occasioni da rete. Si contano sulle dita di una mano le volte in cui la casella del Potenza ha riportato lo zero. Il cruccio qui è stata una fase difensiva non sempre ottimale, per la quale spesso ha ricorso alla linea a cinque, facendo abbassare alternativamente o la mezzala destra o quella sinistra sulla linea dei difensori, passando a cinque. Proprio per queste trasformazioni cura molto la fase di non possesso e devo ammettere che la crescita di alcuni calciatori sotto la sua gestione è stata evidente.


- Quali strategie usa generalmente per motivare il gruppo?


Ha creato in questi due anni da capo allenatore a Potenza uno straordinario feeling con i gruppi. Al punto che quando è stato pesantemente messo in discussione, fu proprio il gruppo a salvare la sua panchina. E’ un allenatore che ha finito a poco di fare il calciatore e ritengo che proprio per questa ragione sappia toccare le corde giuste sempre, sia sui più giovani che sui grandi, perché conosce bene i tempi di quando deve usare il bastone e quando la carota.


- Ti chiedo se è  un allenatore che dà spazio ai giovani o si affida di più all'esperienza?


La C è diversa dalla B, lo sapete benissimo voi che avete vissuto in rapida successione il cambiamento dall’una all’altra categoria, e il consolidamento in essa. Inevitabilmente sappiamo che in terza serie puoi puntare su un numero elevato di giovani under solo in certe piazze, dove magari c’è minore pressione, più nei gironi settentrionali che al sud. Nel primo anno ha fatto ricorso spesso al minutaggio, un po’ di meno nel secondo quando l’asticella si è alzata. In B potrà essere più facile per lui utilizzare i giovani, anche perché ha una straordinaria capacità a motivarli e a farli applicare in allenamento. Sono tanti, qui a Potenza, che hanno realizzato le migliori stagioni delle carriere proprio sotto la guida di De Giorgio.


- Tu che lo hai visto all'opera in questi anni, lo ritieni pronto al salto di categoria tenendo presente che va ad ereditare un triennio di successi con Pagliuca prima e Abate dopo sulla panchina gialloblù?


E’ il grande rischio che corre questo: il confronto con il passato. Ma in tal senso credo che diventi fondamentale il ruolo della società che lo deve proteggere e gli deve dare fiducia, facendo ovviamente passare il concetto che in questa stagione si parte da zero e non si può vivere di amarcord. Così lui sarà più libero anche di osare. In tutta onestà, mi ha sorpreso il fatto che sia andato via da Potenza, perché un po’ tutti ritenevamo che questo sarebbe stato per lui proprio l’anno del completamento. Chissà, magari si completerà proprio da voi.


- Ci dai anche un prospetto dal lato umano del Mister, nei rapporti con voi della stampa e con i tifosi in genere, com'è l'uomo De Giorgio lontano dal terreno di gioco?


Partendo dai tifosi, ad Ascoli, al termine della partita dell’eliminazione dai playoff è apparso uno striscione dalla Curva ‘De Giorgio uomo vero’. Considerando che non è proprio così usuale, questo potrebbe bastare per comprenderne lo spessore e la valorizzazione che gli ha tributato la piazza. Con la stampa è chiaro che, come accade ovunque ci sia in mezzo una grande passione e un grande attaccamento alla propria squadra anche da parte degli addetti ai lavori, si viva molto di odio e amore. Per quanto mi riguarda, il mio rapporto con lui è stato sempre limpido e chiaro, abbiamo avuto qualche screzio e poi immediatamente chiarimenti utili a crescere insieme, ma abbiamo vissuto anche tantissimi momenti esaltanti, condivisi per la mia attitudine a seguire sempre il Potenza in trasferta, molto spesso da solo. Per cui è inevitabile scambiarsi anche pareri ‘unici e irripetibili’, diciamo così, che ti fanno apprezzare anche la sincerità e la schiettezza dell’uomo, oltre che dell’allenatore. Poi, molto spesso, si è vinto in trasferta e tutti noi conosciamo il valore di un ritorno a casa con tre punti in più: fammi dire che ti cambia decisamente l’umore e anche il valore dei giudizi.


- L'uscita di scena da potenza com'è stata vissuta dalla piazza e dalla tifoseria? che ricordi lascia il mister da quelle parti?


La vittoria di un trofeo resterà indelebile per tutti. Il bel Potenza del primo anno, una piacevole scoperta. Ma credo che più di ogni altra cosa sarà ricordata quella salvezza ai playout contro il Monterosi, grazie alla quale il Potenza rivide la luce che si era clamorosamente spenta. Lui, sia pure con un carico da cento sulle spalle, seppe affrontare quei giorni di preparazione e quelle due partite con la calma e l’esperienza di un veterano ed ebbe ragione.


- Secondo te ci sono calciatori del Potenza che potrebbero seguire il mister a Castellammare di Stabia? Cioè pronti secondo te per la Serie B? Qui circola il nome del classe 2000 Lucas Felippe, ci parli un pò di lui?


E’ uno di quelli che è cresciuto, tra il primo e il secondo anno, più degli altri nella fase di non possesso. Perché in quella di possesso, oggettivamente, con la C non c’entra proprio niente. Gran visione di gioco, piede fatato, magari non proprio un fulmine di guerra in termini di velocità, ma una capacità di leggere i movimenti dei compagni con grande anticipo fuori dal comune, un sinistro di lusso su punizione, freddissimo dagli 11 metri. Ma vi devo anche dire che nella partita che il Potenza doveva vincere per forza ad Ascoli, De Giorgio l’ha tenuto fuori per più di un’ora.


- Ci racconti un aneddoto legato al Mister nell'esperienza vissuta li a Potenza?


Lui ha sempre amato ripetere che ha capito di essere sulla strada giusta quando giocando benissimo contro il Trapani, con azioni di una bellezza disarmante, dopo essere rimasto in 10 il Potenza perse 1-5 in casa. Fu un tripudio di applausi da parte del pubblico di casa che riconobbe la bontà di quanto prodotto e in pratica lo invogliò a proseguire così.
- Dopo la vittoria della Coppa Italia, l'avventura nei playoff si è interrotta solo contro l'Ascoli poi salito in B, l'anno prossimo avrà l'occasione di vendicarsi.
In pratica possiamo dire che il Potenza è stata l’unica squadra a subire un solo gol dall’Ascoli (a fine partita in contropiede) tra andata e ritorno. E sappiamo come i marchigiani abbiano travolto davvero tutti. Per cui nessuna rivincita contro un suo amico, Tomei, ma tanto orgoglio già immagazzinato di essersela giocata ad armi pari.


- Infine ti chiediamo un tuo personale saluto e augurio al mister e ti ringraziamo per il tuo prezioso supporto in questa speciale intervista che ci dà un quadro importante sulla figura del prossimo allenatore delle Vespe.


Ormai, il prossimo sarà il mio campionato numero 28 al seguito del Potenza, per cui posso dire di averne visti di allenatori. Pietro, sicuramente, è uno di quelli che lascerà in me un’immagine positiva, di un bravo ragazzo che ama mettersi alla prova, forse anche molto testardo, ma consapevole di poter imporre le sue idee, e per questo risoluto e determinato. Me lo fai dire: uno con le palle. Uno che si è fatto da solo e che ha tantissimo ancora da dare. Sono certo che riuscirà a raggiungere i traguardi che si è messo in testa, perché è una persona pulita. Però gli auguro di farlo gradualmente in un percorso di crescita continua e di non essere precipitoso nel raggiungere la gloria. Quello avverrà con il tempo e sono certo che quando accadrà ricorderà benissimo tutte quelle volte che gli ho ripetuto: “Pietro, per te Potenza sarà una palestra di campo e di vita per i tuoi successi futuri”.
Grazie ad Alfonso Pecoraro redattore del Quotidiano del Sud

A cura di Giovanni Donnarumma 






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