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Mobilità, ancora ingiustizie: perché negare l’assegnazione provvisoria ad una parte del personale?

(13/05/2018)

Anief ritiene che la modifica più rilevante del contratto sugli spostamenti annuali motivati sia quella di aprire le assegnazioni provvisorie, di durata annuale, a tutti i lavoratori della scuola, prescindendo dai blocchi legati all’anno di assunzione o altri limiti artificiosi imposti per legge.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’unico vincolo per l’accettazione della richiesta di assegnazione provvisoria dovrebbe rimanere quello dello svolgimento del periodo di prova. Superato il quale, secondo noi, ogni docente a Ata ha pieno diritto ad accedere alla mobilità, annuale o definitiva che sia. Si tratta di una disposizione fondamentale, che sanerebbe i tanti errori fatti da chi ha imposto gli algoritmi di assegnazione delle sedi che hanno rovinato la vita professionale e personale di decine di migliaia di lavoratori della scuola.


La mobilità del personale rimane uno dei punti cruciali delle nostre scuole. Anche perché di anno in anno l’amministrazione reitera i vecchi contratti, apportando modifiche lievi e certamente non risolutive dei problemi. Anche quest’anno, come da tradizione, si sta riscrivendo questo canovaccio, tra l’altro sempre con l’accordo dei sindacati rappresentativi. Nell’incontro tenuto al Miur in settimana sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie del personale avente diritto, riporta Orizzonte Scuola, è stato stabilito di rendere triennale il Contratto integrativo, sulla base del nuovo CCNL 2016-18, e di procedere per la “proroga del Contratto 2017/18 con alcune modifiche relative alle principali criticità evidenziate lo scorso anno”.

Per quanto riguarda le modifiche da introdurre nel nuovo contratto, prosegue la rivista specializzata, queste dovrebbero vertere su una serie di punti: “eliminare l’obbligo di convivenza con il genitore in caso di ricongiungimento; ricomprendere i parenti o affini conviventi tra le persone alle quali può essere chiesto il ricongiungimento; consentire la richiesta di assegnazione provvisoria nell’ambito della nuova provincia acquisita per trasferimento, al fine di ottenere una scuola del comune di ricongiungimento; chiarire che è sufficiente l’indicazione tra le preferenze esprimibili di una scuola del comune prima di richiedere scuole di comuni diversi; consentire la possibilità di richiedere l’assegnazione provvisoria interprovinciale ai docenti privi di titolo di specializzazione sul sostegno, limitando comunque le operazioni ai soli posti in deroga concessi entro una determinata data”.

Anief ritiene alcune di tali modifiche sicuramente meritevoli di attenzione, poiché andrebbero finalmente a soddisfare dei diritti dei precari altrimenti lesi. Tuttavia, il giovane sindacato ritiene che la modifica più rilevante sia quella di aprire le assegnazioni provvisorie, di durata annuale, a tutti i lavoratori della scuola, prescindendo dai blocchi legati all’anno di assunzione o altri limiti artificiosi imposti per legge. Anief, in sostanza, ritiene di applicare la medesima deroga adottata lo scorso anno scolastico sui trasferimenti, aperti a tutti.

“L’unico vincolo per l’accettazione della richiesta di assegnazione provvisoria – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – dovrebbe rimanere quello dello svolgimento del periodo di prova. Superato il quale, secondo noi, ogni docente a Ata ha pieno diritto ad accedere alla mobilità, annuale o definitiva che sia. Si tratta di una disposizione fondamentale, che sanerebbe i tanti errori fatti da chi ha imposto gli algoritmi di assegnazione delle sedi che hanno rovinato la vita professionale e personale di decine di migliaia di lavoratori della scuola”.

Sempre in tema di mobilità, pure se non annuale, tra le richieste dell’organizzazione sindacale autonoma c’è anche quella di introdurre il riconoscimento della precedenza nella mobilità interprovinciale per il dipendente referente unico che assiste il genitore affetto da disabilità grave anche per i trasferimenti, poiché l’attuale normativa lo riconosce solo per i trasferimenti interni alla stessa provincia di titolarità e a rinviare il riconoscimento del diritto alla mobilità interprovinciale con precedenza solo nelle operazioni annuali di assegnazione provvisoria. Il figlio che assiste il genitore in situazione di gravità, infatti, secondo il CCNI sulla mobilità, “ha diritto ad usufruire della precedenza tra province diverse esclusivamente nelle operazioni di assegnazione provvisoria”, mentre può usufruirne il docente che assiste il genitore disabile e richiede il trasferimento all'interno della stessa provincia di titolarità. Per l’Anief si tratta di una evidente discriminazione e per questo ha presentato formale ricorso.

“La possibilità di comprime il diritto alla precedenza per assistere il genitore disabile nei trasferimenti alle sole operazioni di mobilità provinciale risulta palesemente illegittima e discriminatoria, visto che già i tribunali del lavoro si sono espressi favorevolmente annullando sul punto la contrattazione integrativa. Questa è un'altra illegittimità rilevata nel contratto collettivo nazionale che ci impegniamo a sanare – conclude Pacifico - già nella prossima contrattazione integrativa”.

Il nuovo sindacato Anief, ricorda che fornisce ai lavoratori consulenza, presso tutti gli sportelli Anief, al fine di chiarire le posizioni individuali e a fornire assistenza per la presentazione di eventuali ricorsi sulla mobilità in corso, laddove il dipendente è stato danneggiato da scelte errate dell’amministrazione. I ricorsi sono finalizzati a far riconoscere il servizio pre-ruolo su sostegno nel blocco quinquennale previsto per chi viene assunto o trasferito, per le graduatorie interne d'istituto, per la formulazione delle quali si continua a non considerare per intero il servizio pre-ruolo e contro la mancata considerazione del servizio prestato nella scuola paritaria. Tali mancate valutazioni, si rammenta, possono avere delle conseguenze negative dirette sull’individuazione dei soprannumerari e quindi sulla perdita di titolarità che oggi significa terminare negli sfavorevoli ambiti territoriali, quindi precarizzarsi a vita.

 






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