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Mancata trasparenza - ANAC condannata

(16/06/2020)

Mentre ANAC inaugura il nuovo sito su cui campeggia un “promuoviamo la trasparenza”, il TAR Lazio manda di traverso le bollicine, con una sentenza che condanna l’Autorità proprio per mancata trasparenza e la obbliga a consentire ad Asmel consortile, Centrale di committenza con 1.583 Comuni soci in tutt’Italia, l’accesso agli atti di un procedimento che la vede interessata.
Il Tribunale ha anche condannato ANAC al pagamento delle spese di giudizio sostenute da Asmel. Una sanzione pecuniaria abbastanza rara, essendo frequente la compensazione delle spese di giudizio, e che può comportare anche responsabilità per danno erariale.
La questione si innesta nella lunga vertenza giudiziaria che vede contrapposti ANAC e la Centrale fin dalla nascita di quest’ultima.
I Comuni, secondo l’Autorità, per costituire una Centrale di Committenza, devono limitarsi a due, ben definiti, modelli organizzativi, senza la presenza di privati nella compagine societaria ed operare entro confini regionali.
Asmel Consortile ha sempre opposto di essere nel pieno rispetto della legge e di aver chiesto e ottenuto apposita audizione avanti al Consiglio dell’Autorità. Che, in quella sede, ha dichiarato rispondente alla norma l’accordo consortile tra i Comuni ed acquisito agli atti la documentazione attestante l’assenza di privati nella compagine sociale.
La Centrale contesta, inoltre, ad Anac di sconfessare una sua stessa pronuncia sulla assenza di limiti territoriali nella legge italiana. Deve, pertanto, attenersi alle scelte del legislatore e non cambiare posizione solo per evitare che i Comuni attivino confronti competitivi con Consip e le Centrali regionali.
La disputa è ora al vaglio del Consiglio di Stato che, prima di esprimersi sulla vicenda, ha chiesto alla Corte di Giustizia europea di pronunciarsi sulla compatibilità dei vincoli imposti dalla legislazione italiana alle centrali comunali con la normativa europea. La Corte ha sentenziato che nulla osta all’imposizione di norme più restrittive nell’Ordinamento italiano ed ora tocca al Consiglio di Stato esprimersi nel merito di una vertenza sorta a seguito della delibera ANAC del 30 aprile 2015, che affermava un presunto mancato rispetto di detti vincoli da parte della Centrale.
La quale non solo ha impugnato la delibera ma, nelle more, non ha mai interrotto la propria attività, limitandone l’ambito alla committenza ausiliaria - non contestata dalla pronuncia ANAC - e in linea con i principi di sussidiarietà cui ispira la propria azione.
«ANAC ha reagito – afferma Francesco Pinto, segretario generale dell’Associazione, che conta ben 3200 Comuni in tutt’Italia - tentando di screditare quello che definisce con incauta espressione “sistema ASMEL”, ma ottenendo l’effetto opposto. La base associativa della Centrale è infatti in continua crescita e sempre più determinata nel coniugare standard di efficienza e concretezza, con il rigoroso rispetto dei tanti vincoli e formalismi della normativa vigente».
Nei fatti, ASMEL Consortile risulta oggi la prima Centrale di Comuni a rilievo nazionale ed è stata premiata a Maastricht per i risultati raggiunti in termini di digitalizzazione e di innovazione negli Enti pubblici.
«L’azione di discredito ha visto il suo culmine nella pubblicazione - incalza Michele Iuliano, CEO della Centrale – di una delibera ANAC che, con motivazioni infarcite da illazioni e grossolani errori sull’operato della Centrale, curiosamente concludeva senza alcuna formale contestazione. Il che ci ha impedito di presentare ricorso perché sarebbe stato respinto per mancanza di interesse del ricorrente».
ASMEL Consortile ha così trasmesso formale diffida per l’annullamento della delibera, con richiesta di accesso agli atti per appurare sulla base di quali elementi ANAC si sia spinta alle illazioni pubblicate.
In mancanza di risposte, la Centrale ha presentato ricorso al TAR Lazio. Il giorno dopo la notifica, si è riunito il Consiglio dell’Autorità e ha concesso l’accesso. Ma poi si è appigliato al proprio Regolamento interno negando il rilascio della documentazione ritenuta riservata. La Centrale non si è arresa e si è rivolta di nuovo al Giudice, mettendo in discussione anche la legittimità del Regolamento ANAC.
Il Tribunale ha accolto integralmente le ragioni della Centrale e ha condannato ANAC a rimborsare le spese sostenute da ASMEL per entrambi i ricorsi.
«Incredibile che un’Autorità preposta alla vigilanza sul rispetto delle norme sulla trasparenza – conclude Pinto, – scivoli così maldestramente su una questione del genere. Si tratta di principi costituzionalmente garantiti, e universalmente riconosciuti. Tanto che gli “Enti vigilati”, grandi o piccoli che siano, si guardano bene dal contrastarli».






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