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Diffamazione a mezzo stampa e carcere per i giornalisti:ammissibile l'intervento dell'Ordine Nazionale del giudizio di costituzionaità

(14/04/2020)

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (CNOG) potrà intervenire nel giudizio costituzionale sulla legittimità delle norme in materia di diffamazione a mezzo stampa, che puniscono con il carcere il giornalista e il direttore responsabile.


Lo ha stabilito la Corte costituzionale con l’ordinanza n.37 depositata oggi(relatore Francesco Viganò) dichiarando ammissibile la richiesta diintervento dell’Ordine nel giudizio di costituzionalità sulle norme chepuniscono con il carcere il reato di diffamazione a mezzo stampa. La causasarà discussa in udienza pubblica il prossimo 21 Aprile 2020.L’ordinanza ribadisce che, in base alle norme integrative sui giudizi davantialla Corte, l’intervento del terzo deve essere giustificato da “un interessequalificato, inerente in modo diretto e immediato al rapporto dedotto ingiudizio”. Tale interesse non è di per sé insito nella posizione di rappresentanza istituzionale della professione giornalistica, rivestita dalCNOG.A legittimare l’intervento del CNOG è la sua competenza a decidere sui


ricorsi in materia disciplinare. La legge stabilisce infatti che le condannepenali che comportano interdizione dai pubblici uffici determinanoautomaticamente la cancellazione o la sospensione del giornalista dall’albo,mentre in ogni altro caso di condanna penale è previsto che il CNOG inizil’azione disciplinare qualora il fatto offenda il decoro e la dignità professionali ovvero comprometta la reputazione del giornalista o la dignità dell’Ordine. Pertanto, da un’eventuale condanna penale del giornalista edel direttore responsabile imputati nel procedimento da cui è nata laquestione di costituzionalità deriverebbero specifiche conseguenze inordine all’avvio dell’azione isciplinare, riguardanti la sfera dei poteri delCNOG e aventi ad oggetto, “in modo diretto e immediato”, lo specificorapporto giuridico sostanziale dedotto in quel giudizio (la pretesa punitiva statale nei confronti degli imputati).






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