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Comunali, Confapi: basta «rivoluzione», ora serve collaborazione

 Il presidente junior, Di Santis: finita epoca isolazionismo della città

(21/09/2021)

NAPOLI – «La digitalizzazione degli uffici destinati ai servizi per il cittadino è la vera grande sfida del Recovery plan a Napoli. La chiave di svolta possibile per migliorare l'efficienza di una macchina amministrativa antiquata e priva di risorse sia materiali che umane».

A dirlo è Massimo Di Santis, presidente del gruppo Giovani Confapi di Napoli, nel corso dell'incontro coi candidati sindaci organizzato dalla Fondazione Banco di Napoli, presieduta da Rossella Paliotto, a cui hanno preso parte associazioni datoriali e rappresentanze di categoria.

«I giovani imprenditori e i giovani professionisti del capoluogo chiedono al prossimo primo cittadino un monitoraggio costante su come saranno spesi i fondi del Pnrr – aggiunge Di Santis –. Ma, oltre ai progetti e ai programmi su cui tutti convengono, c'è un impegno che il futuro sindaco dovrà mettere in campo con la collaborazione di tutti: e cioè la capacità di dialogo e di costruzione di sani rapporti istituzionali. Non un tema secondario ma la cornice necessaria per realizzare i programmi elettorali che porteranno questo o quello a indossare la fascia tricolore».

«Dopo dieci anni in cui la parola d'ordine è stata “rivoluzione”, serve il ritorno alla sana normalità. L'antipolitica, che pure tanto successo ha avuto a Napoli con esperimenti che si sono allargati a livello nazionale, non è utile anzi è dannosa per governare una lenta e articolata macchina amministrativa come il Comune di Napoli. A cui mancano, ricordiamolo sempre, non solo risorse economiche ma anche e soprattutto uomini. C'è un deficit enorme di dipendenti a Palazzo San Giacomo e nelle sue diramazioni territoriali che rappresenta un ostacolo enorme alla funzionalità della vita amministrativa cittadina».

«Né possiamo immaginare, come pure è stato fatto negli anni scorsi, che l'“isolamento” sia una soluzione o un valore. Napoli non è sufficiente a sé stessa: Napoli ha bisogno invece dell'aiuto di tutti, soprattutto di Roma, per uscire dalla sabbie mobili in cui si trova. Non interloquire con le istituzioni sovraordinate – prima tra tutte la Regione Campania – e non avere un dialogo costruttivo con il Governo centrale sono errori che condannano, soprattutto in ottica Recovery, Napoli all'irrilevanza».






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