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Cosa sono le criptovalute: l’analisi degli avvocati Oreste Maria Petrillo e Fabio Santoro

(08/05/2022)

 

A cura di Ernesto Manfredonia 

L'affascinate quanto ignoto mondo delle criptovalute, un tema che spesso viene veicolato dall'esperienza diretta di qualche amico senza aver attraversato prima il vaglio di un'attenta analisi a cui i media dovrebbero per vocazione attenersi. Lo chiederemo agli avvocati Oreste Maria Petrillo e Fabio Santoro, due esperti del settore a cui abbiamo posto alcune domande per avere maggiori ragguagli su questa nuova forma di moneta che si profila all'orizzonte dell'economia digitale.
 

1) Cominciamo a fare chiarezza, cosa sono le criptovalute? Quali sono i meccanismi che le governano è come sono nate

La definizione di Criptovalute è sfuggente per lo più. Il nome dato potrebbe far immaginare che si tratta di una moneta di corso legale (al pari dell’euro, del dollaro o della sterlina)emessa dai vari governi, in forma elettronica e grazie alla quale procedere liberamente ad ogni tipo di spesa. Questa affermazione è sia parzialmente vera che parzialmente falsa (in alcuni tratti completamente falsa). Per farla breve e senza andare eccessivamente nel tecnico le criptovalute (altrimenti dette “token di pagamento”) sono risorse crittografiche digitali utilizzate come mezzo di pagamento per l'acquisizione di beni o servizi o come mezzo di trasferimento di denaro o valore. Non sono considerate, nella stragrande maggioranza degli stati mondiali, monete di corso legale e tendono a non avere alcun valore intrinseco(salvo che non siano collegate ad una moneta di corso legale – come le stable coin) e non danno luogo a pretese nei confronti dell'emittente e vengono generalmente accettate come mezzo di pagamento. Stante il loro status nessun esercizio commerciale è obbligato ad accettarle come pagamento (anche se il trend delle attività che si stanno attrezzando in merito è in forte crescita) e nemmeno le pubbliche amministrazioni. Le criptovalute non sono vere e proprie valute e a causa della loro elevata volatilità e, per questo motivo, non assolvono necessariamente le funzioni della moneta da un punto di vista economico, mancando della funzione di unità di conto e di immagazzinamento di valore (con le uniche eccezioni, almeno allo stato attuale, di El Salvador e la Repubblica Centrafricana). Storicamente si fa risalire la nascita di questo tipo di asset digitali al 31 ottobre 2008, quando un articolo firmato da un certo Satoshi Nakamoto riportava che “una versione puramente peer-to-peer di denaro elettronico permetterebbe di spedire direttamente pagamenti online da un'entità ad un'altra senza passare tramite un'istituzione finanziaria”. Il concetto alla base dell'idea di Nakamoto era sostituire un meccanismo di pagamenti basato sulla fiducia dell'istituzione finanziaria terza (Banche centrali in primis) con un meccanismo di pagamenti basato sulla comunicazione crittografica, dove la valuta elettronica in realtà era rappresentata da una catena di firme digitali e dove ciascun proprietario trasferisci valuta al successivo firmando digitalmente un hash ( ossia la funzione matematica/struttura di dati) della struttura precedente aggiungendovi la chiave pubblica del proprietario successivo. L’infrastruttura tecnologica dove procedere con tali transazioni è una serie di informazioni, strutturate in blocchi, tra loro collegati in rete, in grado di certificare l'ordine cronologico delle diverse operazioni, sfruttando una singola catena di algoritmi dove ogni transazione od operazione si lega in modo indelebile ed irreversibile alle precedenti operazioni. Quindi i dati della transazione in oggetto vengono inseriti nei blocchi (che sono semplici strutture di informazioni) collegati l'uno all'altro come se fossero una catena (per questo si chiama blockchain ossia catena di blocchi).

2) quale grado di affidabilità può offrire una moneta i cui meccanismi sono ancora poco trasparenti?

Considerato quanto detto l’affidabilità di questo strumento è variabile e si basa principalmente sulla quantità di persone che decidono di utilizzarlo (in breve, più numeroso è il numero di utenti, più alta sarà l’affidabilità) e sulla quantità della stessa criptovaluta emessa, cosa che incide sul valore della moneta stessa e, di conseguenza, sulla sua affidabilità nel mercato. L’esempio più calzante di quanto detto sta nel Bitcoin, il quale, a differenza di una qualsiasi moneta legale, non può essere creato (o, nel caso delle criptovalute, minato) per più di 21.000.000 di volte. Ciò implica che quando i bitcoin in circolazione raggiungeranno la suddetta cifra (probabilmente prima del 2025) non potranno esserne creati altri e quindi il valore di ogni singolo bitcoin crescerà esponenzialmente portando delle inevitabili ripercussioni sulla sua affidabilità.

3) attualmente come sono regolamentate?

La regolamentazione di questi asset è diversa in ciascuna giurisdizione del mondo. Non potendo per ovvie ragioni trattarle tutte, possiamo dare un breve quadro della normativa italiana in merito. Nel nostro paese le plusvalenze derivanti dallo scambio di criptovalute con valute fiat realizzate da soggetti fiscalmente residenti italiani che non svolgono un'attività imprenditoriale sono soggette alle regole standard applicabili ai redditi derivanti da operazioni di valute legali estere. In particolare, sono assoggettate all'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) le plusvalenze realizzate sulla vendita di valuta estera rivenienti da depositi e conti correnti a condizione che, nel periodo d'imposta in cui avviene la vendita, il saldo di tali conti ecceda Euro 51.645,69 per almeno sette giorni lavorativi continuativi. Secondo la normativa tributaria italiana, la suddetta soglia – prevista per i prelievi in valuta estera – riguarda tutti i depositi ei conti correnti detenuti da un contribuente; quindi, applicando queste regole standard alle criptovalute, il valore delle criptovalute detenute –calcolato sulla base del tasso di cambio in vigore all'inizio del periodo d'imposta– deve essere aggregato con il controvalore in Euro contenuto nei portafogli di altri portafogli elettronici e al valore delle altre valute estere tradizionali detenute dal contribuente. 

Per determinare la plusvalenza, è necessario: 

(i)​compensare il valore della valuta fiat con il costo di acquisto della criptovaluta

(ii)​considerare come venduta per prima la criptovaluta acquisita alla data più recente (metodo Last In First Out o LIFO).

-​Per quanto riguarda il capital gain realizzato da persona fisica in regime di business o per le società di persone si applicheranno gli scaglioni Irpef mentre per le società di capitali si applicherà l'IRES con la relativa IRAP.

4) in futuro soppianteranno le monete correnti o tenderanno a svanire?

Nonostante la straordinaria diffusione di questo strumento (che siamo certi è destinata a crescere nel prossimo futuro) dubitiamo, per ragioni storiche e sociologiche, che arriveremo mai al punto in cui le criptovalute arriveranno a soppiantare le monete tradizionali. Ciononostante, dati i motivi che hanno portato alla creazione della prima criptovalute (e poi a tutti i successivi criptoasset, come gli NFT) riteniamo che le criptovalute rappresentano un mercato destinato a perpetuarsi nel futuro e non soggetto alle bolle, perlopiù effimere, viste in passato.

5) Esiste un parallelismo tra le criptovalute e la riserva aurea che era presa come riferimento con gli accordi di Bretton Woods?

In chiusura ricordiamo che non c’è alcuna correlazione tra le criptovalute e le riserve auree (come per gli accordi di Bretton Woods), quindi nessun governo impone una diffusione delle criptovalute sulla scorta di un dato valore economico predefinito. Del resto la decentralizzazione dello strumento ed il fatto che molti governi ed istituzioni mondiali hanno di fatto abbandonato l’applicazione dei suddetti accordi (tra le poche eccezioni abbiamo ancora il Fondo Monetario Internazionale) fa dubitare che, sullo scenario mondiale, ci troveremo ad affrontare un ipotesi similare a quelle viste in passato.

 






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