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Camillo Riccioni (Az. Osp. San Giovanni Addolorata - SIFCS): La Sanità va cambiata, serve una riforma drastica, e una nuova classe dirigente

(03/04/2020)

" La sanità italiana vive oggi una crisi pesante , se ne esce ad una sola condizioni, a patto che si decida una drastica riforma del sistema salute

Il Prof Camillo Riccioni, Direttore UOC Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma e Presidente società italiana di flebologia clinica e sperimentale (SIFCS), è quello che si definisce ormai comunemente una “eccellenza” tutta italiana. È certamente un’autorità accademica e scientifica riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Oggi è l’occasione ideale per incontrarlo, nella grande modestia della sua stanza qui in Ospedale a Roma, e che poi rispecchia il suo modo di essere medico e di rapportarsi con gli ammalati che ha in cura, e per parlare con lui delle misure più urgenti che il Governo – a giudizio dei medici che lavorano sul campo- dovrebbe assumere e decidere in funzione di una maggiore efficienza dei nostri ospedali.

Il professore non concede nessuna mediazione nell’affrontare il tema complesso della crisi di sistema dei nostri ospedali italiani.

“Vede, gli accadimenti di questi giorni, causati dalla Pandemia Virale del Covid-19, evidenziano in modo inequivocabile alcune gravi criticità del nostro mondo. Delle tante, ne vorrei porre in risalto almeno tre e tentare di formulare delle proposte atte ad evitare in futuro, di incorrere negli stessi gravi errori”

Partiamo dalla prima Professore

“Allora, partiamo dall’abolizione delle Gare Regionali per l’acquisizione dei beni necessari in Sanita. I dispositivi medici, le apparecchiature elettromedicali ed ogni tipologia di strumento di uso comune nelle nostre strutture sanitarie pubbliche, a mio parere devono essere prodotti in Italia. Le Aziende produttrici dovranno così confluire in una sorta di "consorzio" (Consorzio Italia) che tratterà il prezzo di ogni singolo dispositivo o apparecchiatura, con durata triennale, a livello Centrale con Ministero della salute e il MEF, e che a loro volta stabiliranno criteri di qualità e fabbisogno Nazionale. Le singole Regioni potranno infine acquisire, ciascuna in base al fabbisogno stimato”.

-Cosa cambierebbe in questo modo?
“In questo modo si avrà la garanzia assoluta sulla qualità dei prodotti ordinati, si avrà l’assoluta certezza di approvvigionamento, di omogeneità circa gli standard qualitativi in tutto il territorio nazionale, e di risparmio evidente sulle mancate procedure di gara regionali che assorbono invece ingenti risorse”.

-Ma lei pensa anche ad “Riforma delle Aziende Territoriali ed Ospedaliere”?

“Ritengo sia opportuna una Riforma Strutturale e Giuridica attraverso la quale il Consiglio dei Sanitari, nelle Aziende Sanitarie Pubbliche, possa avere potere di controllo e di veto sulle decisioni aziendali, soprattutto in tema di modelli organizzativi ed utilizzo delle risorse, entrando anche nel merito dei piani strategici aziendali”.

-Ma è vero che lei immagina anche una revisione dei criteri di valutazione per Albo dei Direttori Generali della Sanità?

“Nessun dubbio, mi creda. Emerge ormai da tutte le parti che i criteri adottati attualmente tendano a valorizzare eccessivamente le specializzazioni post-Laurea conseguite dai candidati in ambito economico giuridico amministrativo, probabilmente, ed a torto, in modo da esaltare queste competenze. Ma questo gioca a discapito quasi totalmente delle specialità mediche, e dunque la cultura medico clinica scientifica va a farsi benedire. Tenuto conto che i candidati, hanno l'obbligo , per essere inseriti nell'albo degli idonei, di aver conseguito un master in economia sanitaria, e' da ritenere che ogni titolo comprovante la conoscenza della filiera di produzione e l'organizzazione del lavoro in ambito sanitario debba essere considerato addirittura prioritario rispetto ad ogni altro. Non mi chieda perché le dico questo, è solo perché la competenza richiesta comporterà poi di declinare atti strategici aziendali, utili alla migliore produzione di un bene che si chiama Salute. E non sempre a quanto pare ce lo ricordiamo”.






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