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In scena al Teatro Serra di Napoli «Gaetano, favola anarchica» di Riccardo Pisani, con Nello Provenzano.

(06/04/2022)

In scena al Teatro Serra di Napoli «Gaetano, favola anarchica» di Riccardo Pisani, con Nello Provenzano.


Il Teatro Serra di Pietro Tammaro e Mauro Palumbo (Napoli, Via Diocleziano 316, adiacente l’Osservatorio Vesuviano) chiude, questa prima parte di stagione con «Gaetano, favola anarchica» di Riccardo Pisani, con Nello Provenzano, musiche originali di Lenny Pacelli, scenografie di Francesca Rota, una produzione Contestualmente Teatro. Le foto di scena sono di Luca Scarpati, Amanda Marie Annucci e Marco Gramignano. Spettacolo venerdì 8 e sabato 9 aprile (ore 21:00) e domenica 10 aprile (ore 18:00). Informazioni e prenotazioni: teatroserra@gmail.com, 347-8051793.

Lo spettacolo ripercorre la storia di Gaetano Bresci, l'anarchico che il 29 luglio 1900, a Monza, uccise Umberto I, Re d’Italia. «Quella di Gaetano Bresci è una vicenda che mi ha sempre affascinato. Mi piace raccontare la società dal punto di vista di chi vive nella marginalità, ma la sua figura è anomala per il mondo anarchico del tempo» racconta il regista Riccardo Pisani. Mandato a undici anni a lavorare in una fabbrica tessile di Prato, la sua città natale Bresci entra, appena adolescente, a far parte dei circoli anarchici locali. Viene arrestato e, una volta rilasciato, emigra negli Stati Uniti dove continua la sua attività politica in stretto contatto con il mondo degli emigranti italiani, ma anche dei circoli culturali statunitensi. Quando riceve l’amnistia, torna in Italia e si unisce alle lotte per il pane per le quali si sono già consumate delle vere stragi di Stato in Sicilia, a Milano e in altri luoghi. Ma la sua storia non è solo questo: «Gaetano Bresci è anche bello, arrogante, ricercato nell’abbigliamento, si gode la vita e si concede lussi come una macchina fotografica. Un insieme di elementi che ha creato, intorno a lui, un mito – prosegue il regista. E proprio sul mito e la fiaba si fonda lo spettacolo, che intreccia la figura di Icaro e quella di Gianni Rodari, che con la sua favola A toccare il naso del re (in cui un bambino povero inizia per gioco, a toccare il naso di tutte le persone importanti del paese e parte poi per Roma, per toccare anche quello del Re. Quando ci riesce, tutti cominciano ad arrampicarsi sulla carrozza reale per fare lo stesso e il povero sovrano si ritrova impotente, con il naso arrossato e gocciolante. Un gesto semplice, diventato motore di eguaglianza e spinta rivoluzionaria) offre lo spunto narrativo della messa in scena – Volevo evitare di rivolgermi solo a chi è già sensibile ad argomenti politici e sociali utilizzando un linguaggio troppo specialistico. Il centenario di Rodari ha offerto lo spunto per rileggere alcuni suoi testi e, nella raccolta Favole al telefono, ho trovato questa favola che presentava molte analogie con la storia del nostro protagonista e, in generale, con quella di numerosi anarchici del tempo».

In scena un giovane artigiano, nella sua officina, rivive i momenti salienti della storia del Bresci come il processo che all’epoca, per la condotta sprezzante dell’imputato, fece molto scalpore, ma in chiave fabulistica con un linguaggio allo stesso tempo politico e onirico che, come ne La fattoria degli animali di George Orwell, gioca sulla metafora dei maiali/classe dominante per rappresentare i giudici e la borghesia del tempo. L'idealismo del personaggio si manifesta nella sua personale lettura dei miti greci tra i quali spicca il personaggio di Icaro, il ragazzo che non ebbe paura di toccare il sole e con il quale si identifica. Bresci è un nuovo Icaro, e mentre racconta la vicenda, immerso in un loop fisico e sonoro, costruisce delle ali per un manichino, dell'età di un ragazzino, l'unico suo compagno di scena. Regalargli le ali è come tramandare la scintilla rivoluzionaria e perpetuare un ideale. La musica originale, un'unica traccia, fa da colonna sonora e accompagna i diversi momenti narrativi, facendo immergere lo spettatore nel mondo di Bresci e in quello del lavoro dell'officina. Una cruda sirena è l'unico altro suono che con terribile precisione scandisce il tempo del reale. Nella realtà Gaetano Bresci sarà condannato all’ergastolo e trovato morto suicida, in circostanze sospette, nel carcere di Santo Stefano, il 22 maggio 1901; ma come in ogni favola alla fine c’è una “morale” e Gaetano, che ormai ha compiuto la propria opera, esorta tutti a ridestarsi dal torpore e ad agire, a toccare i nasi, e così facendo abbattere ogni distanza, diventando il simbolo dell’uomo che sceglie di agire facendosi carico delle sofferenze altrui e accettando con limpida consapevolezza le conseguenze del suo sacrificio, affinché ognuno possa finalmente saltare sulla carrozza del proprio Re, tirargli il naso senza dargli un attimo di tregua, e riscattare la propria libertà affrancandosi dalla schiavitù e dalle miserie figlie del potere.






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