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CHI NIENTE FU (non dirà niente) al Teatro Mascheranova di Pontecagnano

(02/03/2022)

CHI NIENTE FU (non dirà niente) - Teatro Mascheranova - Pontecagnano

Al Teatro Mascheranova di Salerno il 13 marzo 2022 alle ore 19:00, andrà in scena la Compagnia Ragli con CHI NIENTE FU (non dirà niente) di Giuseppe Pipino, con Dalila Cozzolino e la regia di Rosario Mastrota: uno spettacolo politico e poetico dedicato a tutte quelle esistenze desolate che acquistano voce e corpo, in un racconto corale intimo e raffinato.

Un palazzo senza intonaco, lontano dal centro di un piccolo paese del Sud e dalle vite che ne fanno parte. Un palazzo composto da tre appartamenti, in ciascuno una vita silenziosa. Carmela abita il primo appartamento. Non cammina mai scalza, indossa sempre tre paia di calzini. Niente e nessuno riuscirebbe a vederle, toccarle, sporcarle i piedi. Ha paura di rovinarli, i suoi bei piedi. Sua madre glielo ripeteva sempre: “Attenta ai piedi!”. I piedi, un grande privilegio nella sua famiglia, un altrettanto grande senso di colpa. Avere i piedi costringe all’inerzia, alla solitudine, alla paura di fare passi verso la vita, per un’intera vita. Ma un giorno Carmela comincia a correre. Per Marino, che abita il secondo appartamento, il mondo, ormai, è finito. Così lui sostiene davanti alla sua platea di bigodini, dove vorrebbe esibire la sua libertà mostruosa ma fallace. Perdere una persona è perdere il mondo, perdere qualcuno è la fine del mondo. Esiliato dalla sua famiglia dopo uno scandalo legato alla “bestia di femminilità” che si porta dentro piegandogli le gambe, incurvandogli la schiena, modellandogli i gomiti, Marino vorrebbe tornare nella sua vera casa, ma per strada nessuno gli parla, tutti lo guardano solo dopo il suo passaggio. E ridono un po’.

Elvezia vive nell’ultimo appartamento. Dal 6 maggio 1942, non vede l’altra parte del cielo, non ha visto metà della guerra, nella disperazione ammutolita davanti ai bombardamenti. Non vede più l’altra parte, solo una, solo una metà. I rumori allora si fanno più grandi, occorre dare loro un nome. Tutto quello che sta dall’altra parte, che sfugge alla sua vista, tutto quello che le corre di lato prima che possa voltarsi, non ha forma, ma un nome sì. E un giorno Elvezia scopre il nome del rumore nel petto: vede l’amore. Lo vede, ora, per intero.

Note di Regia

Giuseppe Pipino ha scritto tre monologhi. Ogni monologo potrebbe prendere forma autonomamente, forse. Ma leggendoli insieme, uno dopo l’altro, abbiamo subito pensato alla possibilità di un’unica messa in scena. I tre personaggi sono distanti solo in parte: in tutti si scorge immediatamente la condizione di atopos, senza luogo e fuori luogo. La letteratura, la filosofia, la psicoanalisi hanno lasciato una lunga bibliografia su chi vive “ai margini”, sui cosiddetti “anormali”. Anche la drammaturgia contemporanea ha esplorato numerose possibilità, mettendo in relazione gli emarginati con la società “liquida” attuale.

Questo lavoro parte dal provare ad immaginare che cosa fa nella sua solitudine chi è stato lasciato completamente solo. Non ci sono personaggi “antagonisti” appartenenti al “fuori”, si vuole provare ad entrare nelle stanze di questi personaggi senza fare rumore.

Troviamo allora due donne e un uomo dimenticati, lasciati soli, allontanati da tutti, che suonano come “affollate solitudini”.

Abbiamo pensato di offrire un luogo a questi atopos, il palcoscenico, e metterli insieme: inquilini di un unico palazzo che sembra via via perdere i contorni definiti delle mura domestiche e diventa un posto in cui l’invisibile si mostra, diserta, si ribella. Uno spazio vuoto, un limbo desolato, che inizia ad aprirsi, ospitando ricordi, fantasmi e pensieri che, piano piano, da cristalli congelati e immobili, si trasformano in respiri, voci, danze.

In scena un’unica attrice.






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