A VeliaTeatro il Mito diventa contemporaneo Arena Zenone Fondazione Alario per Elea-Velia - Ascea Marina (Sa)Lunedì 18 Agosto ore 21 “L'UOMO MIGLIORE. Il Sogno di Achille e Patroclo” di Alberto Bassetti(16/08/2025) Con Andrea Nicolini e Davide Lorino con l’amichevole partecipazione in voce di Laura Lattuada e con un ricordo in voce di Sebastiano Lo Monaco. Regia di Tommaso Garré / luci Giuseppe Filipponio / musiche originali Dario Arcidiacono / scene e costumi Laura Giannisi / assistente di produzione Massimiliano Nicodemo / una produzione Compagnia Zerkalo
La vicenda immortale di Patroclo e Achille, rivisitata in preziose interpretazioni che vanno da Pasolini a Morante, da Anouilh a Cocteau, solo per citarne alcuni, prende in questa versione, quasi brechtianamente, nuova linfa e attualità. Essa mette in scena due scalpellini che si trovano a dover realizzare la lapide di Patroclo, da affiancare a quella del suo amato Achille. È il popolo, dunque, che sale alla ribalta: un coro tragico che diviene protagonista e veicolo delle varie voci di una guerra insensata; il senso più profondo, che muove lo scalpello sul marmo nell’accostare i due nomi, è sì nell’unione e nell’amore smodato, ma anche nelle laceranti differenze: chi è l’Uomo Migliore degli Achei (ariston acaion ) ? Colui che ricerca la gloria nella “armonia che di mille secoli vince il silenzio” , usando i memorabili versi dei Sepolcri di Foscolo? Oppure l’uomo che depone le proprie speranze in una vita serena nel calore rassicurante degli affetti, ascoltando attorno al falò la canzone di chi più ama? Da questo presupposto parte l’originale versione di Alberto Bassetti, che prende le mosse primariamente da “La Canzone di Achille” di Madeline Miller e dallo studio delle opere di Eva Cantarella, così come dalle scritture classiche. Bassetti, dopo il successo di Edipo in Compagnia (anno 2014), e di Phaedra (anno 2016), completa un trittico di opere sul mito classico, coadiuvato da Tommaso Garré al suo debutto come regista che, formatosi artisticamente all’Inda di Siracusa e cresciuto nella compagnia di Sebastiano Lo Monaco, nel mito classico è nato. Lo spettacolo si pone dunque come profonda riflessione sul tema della ‘vita preferibile’, nonché su quello dell’amore nelle sue diverse sfaccettature e modalità, valore prezioso e mai discriminante, imprescindibile anche oltre la morte : perfino in essa, infatti, si può scegliere se accompagnarvisi, perché esso non si riduce ai vivi.
Nell’oscurità, due ombre si avvicinano attraverso il crepuscolo fitto e senza speranza. Le loro mani s’incontrano e la luce si riversa inondando ogni cosa, come cento urne d’oro che, aperte, fanno uscire il sole. (Madeline Miller, La Canzone di Achille)
La musica - I drammaturghi greci chiamavano “parakataloghè” la funzione della musica nel loro teatro: una sorta di “catalogo parallelo” di tutte le emozioni che scaturivano dal testo recitato. La musica era lo specchio e il doppio della parola ed era dotata del potere di sostenerla ed enfatizzarla, fino a trasformarla in melos . Quell’antica potenza creativa è la stessa nel Teatro di oggi; come echi irresistibili che provengono dalle profondità del mare primordiale dei racconti epici, la parola e gli oggetti delMito ci inducono anche oggi a partecipare al gioco del travestimento, all’eterna metamorfosi dell’attore e dei suoi personaggi. La parola del Mito può scambiare i ruoli e gli oggetti: Patroclo sarà anche lacetra di Achille; Achille sarà anche la corazza di Patroclo. Parole e oggetti delMito generano anche echi e risonanze sonore che riverberano nelle nostre emozioni: una “reverie” ad occhi aperti che scatena l’immaginazione e ci rende partecipi del mondo sonoro dei personaggi. I suoni ipnotici e violenti di Madre Natura, la corazza, la cetra, la voce della Madre Teti diverranno simboli della nostra trasformazione interiore, a patto che ci si decida a immergersi fiduciosi nelle acque purificatrici del mito. Conosceremo così, come i due semplici scalpellini, il mondo tragico degli eroi, magari col segreto desiderio di appartenervi. Nel gioco effimero di una rappresentazione teatrale, auguriamoci di riconoscere i simboli di un’ antica e profondaSophia che non smette di stupirci, nello stupore dei bagliori chiarificatori di una corazza che, mentre ci illustra l’ Aretédegli Aristoi , ci rivela a noi stessi. [Dario Arcidiacono]
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