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Salerno Danza Festival. 18 - 20 luglio 2025

Tra corpi e territori: la danza come relazione e resistenza

(16/07/2025)

Dalle piazze storiche di Gioi al Teatro Kamaraton di Camerota, un trittico di giornate per attraversare la contemporaneità con il linguaggio del corpo

Salerno, 16 luglio 2025 Salerno Danza Festival torna ad abitare il Cilento con una serie di appuntamenti che intrecciano creazione coreografica, site-specific e azione scenica. Venerdì 18 luglio la danza incontra le pietre antiche di Piazza Sant’Eustachio a Gioi, con tre performance capaci di restituire una molteplicità di visioni intime, politiche, oniriche. Sabato 19 e domenica 20 luglio la scena si sposta al Teatro Kamaraton di Camerota, dove il corpo si fa strumento di ascolto e metamorfosi, attraversando la memoria, l’identità e il dolore.
Venerdì 18, in Piazza Sant’Eustachio a Gioi, La Ribalta presenta Legami ondivaghi (di e con Alessandra e Federico Rossi). Un dialogo coreografico tra danza e parola, tra corpi in relazione e distanze che si rinnova ciclicamente. Ispirato al De Rerum Natura di Lucrezio, il progetto indaga la connessione fraterna come legame fluido e in perenne movimento. La giovane coreografa Alessandra Rossi, con una formazione che attraversa l’Italia e la Spagna, costruisce un’intesa sottile tra gesto e voce, dove danza e teatro si fondono in un linguaggio unico, fatto di risonanze emotive e libertà interpretativa. A seguire DanceHaus Company in Bromantica Contart (Coreografia di Matteo Bittante). Una potente riflessione sulla fratellanza maschile, sull’intimità che nasce dalla condivisione di sogni, fragilità e speranze. In un momento storico segnato da caos e divisioni, Bromantica Contart afferma il valore della solidarietà umana e dell’empatia, attraverso un linguaggio fisico raffinato e viscerale. Matteo Bittante, fondatore di DanceHaus Company, guida i danzatori in una scrittura che alterna coralità e individualità, restituendo al corpo la sua funzione più antica: quella di resistenza e testimonianza. Infine Kazyadance in Shido (Assolo di Lil’C). Un corpo ai margini, attraversato da memorie invisibili, in cerca di un territorio di pace. In questo assolo commovente e radicale, Lil’C, danzatore e coreografo originario di Mayotte (Francia), mette in scena la condizione di chi vive fuori dalle coordinate della normalità sociale. Shido è un lavoro intimo e vibrante, tra trance e stupore, che affonda nel corpo per evocare la memoria dell’altro, e in particolare quella del fratello autistico. Un lavoro che ha commosso la critica francese per la sua autenticità e forza emotiva.
Sabato 19 e domenica 20 ci si sposta al Teatro Kamaraton di Camerota per attraversare, attraverso la danza contemporanea, i territori più profondi della relazione, del dolore, della metamorfosi. In scena tre visioni artistiche per riflettere sull’umano, sulla sua capacità di abitare i luoghi, le emozioni e la storia. Un trittico che si muove tra creazioni site-specific e partiture coreografiche di grande intensità poetica, coinvolgendo interpreti e compagnie tra le più significative della scena nazionale e internazionale. Il corpo diventa medium di racconto, veicolo di memoria, atto politico e rituale condiviso.
Atacama in Anime, coreografia di Patrizia Cavola e Iván Truol. Un lavoro che riflette sull’abitare come forma di esistenza. Il corpo si confronta con lo spazio architettonico, dialoga con pieni e vuoti, prossimità e distanza. La compagnia Atacama — tra le più longeve e affermate della scena romana — costruisce una partitura poetica dove la danza diventa atto di presenza, ascolto, trasformazione.
Cornelia in The Nature Of, coreografia di Nyko Piscopo. Una riflessione potente sulla natura umana come corpo in continua evoluzione. The Nature Of è una creazione che nasce dal desiderio di affermare il diritto alla metamorfosi, alla vulnerabilità condivisa, alla comunità.
La domenica toccherà a Virgilio Sieni in Sonate Bach: undici coreografie su musiche di Johann Sebastian Bach. Un rito coreografico che attraversa le tragedie del nostro tempo — da Srebrenica a Gaza, da Baghdad a Sarajevo — per restituire alla danza il potere del dono e della compassione. Sieni, tra i massimi coreografi europei, lavora con la pittura del gesto e la memoria incarnata, in una partitura poetica e politica che fa della fragilità un atto di resistenza.






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