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La bellezza va in fumo e noi siamo colpevoli e complici: 'Le Siège de Corinthe'Pesaro, Rossini Opera Festival 2026(15/08/2026)
Ho assistito ieri sera a ‘Le Siege de Corinthe’, l’opera che ha inaugurato il Rossini Opera Festival (dedicato al Compositore nato in città il 29 febbraio 1792), giunto alla 47esima edizione (prossime repliche il 17 e il 21 agosto). Nonostante la drammaticità del testo (Pamyra, la protagonista, si dà la morte mentre tutto attorno a lei crolla e Corinto scompare tra le fiamme di un immenso incendio), l’opera è stata molto apprezzata dal pubblico che ha riconosciuto la bravura di tutti gli artisti. Questi gli interpreti lungamente applauditi alla fine dello spettacolo: Vasilisa Berzhanskaya (Pamyra) in primo luogo, quindi Adrian Sâmpetrean (Mahomet), Matteo Roma (Cléomène) e Maxim Mironov (Néoclès), cui seguono Simón Orfila (Hiéros), Tianxuefei Sun (Adraste), Giuseppe De Luca (Omar) e Anna-Doris Capitelli (Ismène). Il nuovo allestimento è firmato da Davide Livermore (assistito da Sax Nicosia) che ha curato altresì le scene (assieme a Eleonora Peronetti e Paolo Gep Cucco). I costumi sono firmati da Gianluca Falaschi, i suggestivi disegni digitali che scandiscono le fasi della vicenda da D-Wok, le coreografie (applauditissime) da Erika Rombaldoni. Come ha anticipato durante il primo ROF Talk ‘Oggi è il giorno del gran viaggio’ (11 agosto Sala della Repubblica del Teatro), il regista torinese ha ambientato lo spettacolo all’interno di un deposito museale, dove casse di legno sparse disordinatamente custodiscono opere e rovine dell’antichità greca. Mi è piaciuto moltissimo. Livermore non delude mai. ‘L’assediante è invece la modernità, l’uomo di oggi, che irrompe (con selfie, cellulari, sigarette e volgarità varie) in questo spazio, incapace -per ignoranza- di comprenderne il valore estetico, ma anche il valore e il sacrificio di coloro che l’hanno prodotta. Fa di tutto tabula rasa e lo strumentalizza (quando possibile) per passerelle politiche’- ha concluso. E adesso un po’ di storia… Sulla base di quell’edizione critica, il ROF inaugurò il 13 agosto 2017 la 38esima edizione (direttore Roberto Abbado, progetto regia La Fura dels Baus, regia e scene Carlus Padrissa) e il successo fu travolgente. Così ne scrisse Mauro Mariani in ‘Il Giornale della Musica’ (16 agosto 2017): 'L’impalcatura complessiva del Maometto II, con il riutilizzo per la creazione del Siège, viene destrutturata e modificata vistosamente, cambiando profondamente lo scheletro drammaturgico e finanche il senso drammatico: se l’originale ha un carattere, una tinta stilistica sì monumentale, ma basata sui rapporti tra i diversi personaggi, il rifacimento è un affresco politico decisamente più grandioso’: così commentava Filippo Bozzi su GB Opera (16 agosto 2017). A differenza di taluni gioielli rossiniani, presto caduti nell’oblio, l’opera ebbe la fortuna di essere riscoperta ben prima della cosiddetta Renaissance: ciò avvenne il 4 giugno 1949 al Maggio Musicale Fiorentino (Teatro Comunale di Firenze) sotto la bacchetta di Gabriele Santini: Renata Tebaldi ricopriva il ruolo di Pamyra (un impegno di alto profilo belcantistico affrontato dalla giovane soprano in una fase iniziale della sua gloriosa carriera) e il tenore Mirto Picchi quello di Néoclès. La più celebre -e allo stesso tempo-contestata ripresa della versione italiana fu rappresentata alla Scala l’11 aprile 1969, quando Thomas Schippers creò un pastiche decisamente ardito a livello filologico (protagoniste indiscusse della serata furono Beverly Sills e Marylin Horne). Pesaro, Auditorium Scavolini, 14 agosto 2016 |
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