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Il principe di Cremisi. Capitolo V

(03/03/2022)

( 5 capitoli by Mapas. Ultimo Capitolo)

Dietro al principe nella sfilata seguivano i trombettieri con i tamburini, la guardia reale in alta uniforme, i Maghi con i loro caratteristici cappelli a forma conica con una stella sulla punta. Il gran consiglio dell’amministrazione al completo, dame damigelle e popolani. Chiudevano il corteo i fanti dell’esercito. La manifestazione prevedeva tre fermate in alcuni punti della cittadina scelte dai chiaroveggenti in modo da formare un triangolo. Ad ogni vertice ci si fermava e si intonavano cori e canti di preghiere, poi un mago andava sul punto selezionato e lanciava una polvere che aveva tutta l’aria di essere magica. Tutta la funzione serviva per allontanare la

maledizione pronta ad abbattersi su tale provincia .


Certo che se un principe ricorreva alla magia per risollevare le sorti del paese stava proprio rovinato perché dalla morte di Mago Merlino le arti occulte non erano più utilizzate su tutto il territorio. Durante il rito si videro tre uccelli di colore nero corvino volare nel cielo che nel frattempo si era oscurato, e una donna forestiera. “Questo non è un buon segno”

esclamò uno dei maghi, ma subito fu zittito dagli altri “Noi dobbiamo infondere fiducia non terrore, altrimenti non ci pagano” e così fu. Nessuno raccolse il presagio negativo. Finita la cerimonia e adulato con i soliti amici e i veggenti, il principe leggermente risollevato e fiducioso di quanto fatto andò a dormire. Nel corso della notte strani pensieri si rincorrevano nella mente del reale, tra cui uno lo fece sobbalzare dal letto tanto che si svegliò e corse fuori al balcone e con somma meraviglia vide che quello che aveva sognato era diventato realtà: la cittadina era scomparsa e non rimaneva niente di essa; solo tre esseri dalla forma corvina che stavano ultimando il loro pranzo. Avevano mangiato tutto e tutti.


Il principe preso dal panico e da forti dubbi, cominciò ad interrogarsi: “Ma se il regno non esiste più io chi sono, e cosa farò? Un re senza terra, senza sudditi, senza villaggio, senza animali,

senza esercito che cosa è? Una nullità”, e continuando altri pensieri si affacciarono nella mente. “Allora io esisto solo se esistono loro? – rifletteva sgomento -. Quindi valgono quanto me, e chi coltiverà la terra, chi cucinerà, chi mi difenderà dagli attacchi di altri paesi, chi mi darà consigli, chi mi farà divertire?...” e tanti “chi” senza risposta. Per la prima volta cominciò a prendere coscienza di quella che era la vita senza un amico o un antagonista che sia, come a dire un albero o un fiore, vivi senza acqua e senza sole, come contare il tempo se non si divide il giorno dalla notte, come riconoscere il tempo se la terra non gira tra il sole e la luna, come dire a un’orchestra di suonare senza musica e la stessa musica come farebbe ad essere scritta senza note e le note ad emettere i toni senza le vibrazioni e le vibrazioni a creare un’armonia senza che un artista fosse in grado di comporre una melodia; come si potrebbe andare in alto a percorrere i cieli senza le ali, a nuotare senza il mare, a parlare, cantare, gridare urlare senza la voce e anche se l’avessi chi ti ascolterebbe se non c’è nessuno! Caro principe Duegior, scrisse allora il vecchio saggio, mi permetta di ricordarle che nella corte di Napoli, molti anni fa prima del suo principato, i regnanti venivano formati affiancandoli sin da piccoli a un popolano della stessa età. Quest’ultimo , doveva essere sgridato e a limite schiaffeggiato al posto del principe, in modo da far capire al signorino che, se un giorno fosse divenuto re, nel caso avesse fatto errori durante il suo governo, il male sarebbe caduto sull'intero popolo e a nulla sarebbe valso il sacrificio fatto da quel povero menino. Da quel giorno il principe capi e tutto tornò come prima…….( speriamo non tutto)






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