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Il principe di Cremisi ( IV CAP)

(24/02/2022)

 

                                           Il   principe di Cremisi

                                     ( 5 capitoli by Mapas. 4° Capitolo)

Alle prime notizie che la peste era entrata nelle mura della città, si attivò per fermare l’onda nefasta. Così fece chiudere immediatamente i luoghi di culto e di cultura, come se il virus fosse il Sapere, dimenticando o per scelta ignorando che senza il Sapere non c’è alcuna libertà e con essa i diritti, (anche se il problema resta ancora: ma qual è il Sapere?). Superata finalmente la catastrofe la vita anche se con tanta difficoltà ricominciò e con essa tutte le problematiche quotidiane con l’aggravante di un blocco che aveva fortemente minato l’economia della cittadina. E come spesso accade, nei momenti di difficoltà ci si scaglia l’uno contro l’altro (come i capponi di Renzo) giusto per trovare un colpevole e poter scaricare la propria rabbia, la propria sofferenza su un’altra vittima perdendo come sempre di vista la vera natura di tanta sciagura.

Il principe allora decise di intervenire e di salvaguardare gli interessi, i propri naturalmente, e iniziò a dare i numeri giusto per non perdere l’abitudine e comunicare al popolo che, nonostante l’accaduto, lui continuava a  pensare al Suo bene avendo FATTO in quel periodo: 94 provvedimenti, 11 sedute consigliari e 10 regolamenti, se non fosse stato per quel 94 sarebbe stato un bel terno secco…

 

 I poveretti si dovettero accontentare di un ambo. In entrambi i casi comunque non ottennero niente se non quei poveri avanzi di cui abbiamo parlato nei capitoli precedenti. Bisognava trovare un’idea qualcosa di nuovo che sarebbe stata accolta da tutti come risoluzione alle difficoltà del momento. Radunato il consiglio, si pensò di far fronte a tale sventura con vari espedienti: in primis creare lavoro per gli amici caduti in disgrazia nel più breve tempo possibile inserendoli nella gestione del reame; come seconda iniziativa regalare spazi per il passaggio pedonale ad artigiani e bottegai al fine  non si sa di quale vantaggio, alimentando maggiormente dispute  che distraevano dal vero problema e infine aumentare le gabelle per poter sopperire alle nuove spese. Non contento e ricordandosi dei simboli si adoperò per abbellire e fare “cultura” nelle sale di riunione e nei collegi di istruzione. In onore e in memoria del passato fece affiggere i “Prìncipi della democrazia” evocando i vari avi che si erano avvicendati nel tempo alla guida del paese perpetuando nel solito errore di posizionarli sotto i piedi.

La speranza, l’aspettativa, il desiderio di tutti era e resterà sempre il miglioramento nel rispetto delle regole del grande gioco della vita dicendo le cose in forma seria o in modo farsesco così che chi abbia ad essere alla guida delle nostre sorti, ascoltando

possa indirizzare il timone della  nave verso mari calmi e arrivare alla meta con tutti i passeggeri nel migliore dei modi, meritandosi la fiducia che si suole riconoscere ad ogni buon condottiero. Purtroppo l’arroganza fa brutti scherzi, la sicurezza del potere, o presunto tale, non gli faceva vedere che tutto ciò che lui aveva creato, poteva tramontare. Tutto iniziò una mattina quando svegliandosi si accorse che la grande statua eretta nella piazza, fatta passare per marmo, era invece di gesso e con le prime piogge cominciò a sbriciolarsi e a cadere a pezzi. La pioggia, la pioggia, gocce di acqua scese dal cielo e distribuite senza onere su tutta la terra affinché qualsiasi essere che lo abita ne possa abbeverarsi e sedare l’arsura; pioggia che alimenta fiumi e cave, che depositandosi formava bacini di riserva da utilizzarsi nei periodi di siccità; sulle montagne trasformandosi in ghiacciai utili per tutti gli usi. Quest’acqua, queste gocce, fonte di vita per tutti gli esseri viventi erano state sequestrate da strani personaggi, con la complicità di qualche regnante, e nonostante le varie proteste e referendum popolari per eliminare tale sfrontatezza e reclamarne l’uso da parte di tutti, la Gestione Oligarchica  Restava  Impunita. Un capitolo vergognoso e squallido che ci trascinerebbe su un livello di confronto infimo (per dirlo alla Pazzaglia…)  perché hanno il sapore di gocce di sangue, quindi onde evitare e sollevare dissapori popolari sorvoleremo su questo argomento. Il principe e tutta la sua corte colsero tale avvenimento, il cadere a pezzi della statua, come segno premonitore negativo e di grandi sventure per il reame cosi si diedero da fare e invitarono nel palazzo reale  i più  grandi maghi dell’epoca per trovare una soluzione.

I veggenti subito iniziarono a preparare   il grande rito di

implorazione agli dei. Per prima cosa  fecero collocare numerosi fiori in onore delle divinità, circa 500  rose,  nel giardino di villa San Nucchi; ,

poi inscenarono una processione con il cantico “Rifioriscano le rose e  fogliame  per far  Rifiorire  in nostro Reame“. Il corteo con a capo il principe,  bardato con un grosso turbante e con una fascia in vita con i colori dell’iride,  visibilmente dimagrito, forse per l’angoscia per i danni alla scultura che gli evocavano un  presagio orribile, si incamminò per le vie di Cremisi...….. (Continua)






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