Prof in trincea: il bollettino di guerra e la deriva della "scuola-azienda"(24/05/2026)
Da Foggia a Napoli, fino ai recenti fatti di Parma dove due docenti sono stati presi a bastonate in un parco, la cronaca scolastica di questo inizio 2026 assomiglia sempre più a un bollettino di guerra. I dati sulle aggressioni fisiche e verbali ai danni degli insegnanti segnano un'escalation preoccupante: le aule si sono trasformate in trincee dove il nemico, paradossalmente, è spesso rappresentato da coloro che dovrebbero essere alleati naturali nel percorso educativo, ovvero i genitori.
Ma derubricare queste violenze a semplici "fatti di cronaca" significa ignorare il collasso strutturale di un sistema. Il malessere della scuola italiana non nasce oggi, ma è il frutto di decenni di riforme peggiorative, di una burocratizzazione asfissiante e di un cambio di paradigma che ha trasformato l'istituzione educativa in un'azienda e lo studente in un cliente da compiacere.
I presidi-manager e la solitudine dell'insegnante
Cosa accade realmente quando esplode una criticità tra alunni e docenti? La narrazione istituzionale parla di "patti di corresponsabilità" e "comunità educanti", ma la realtà dei corridoi scolastici è ben diversa. Troppo spesso, di fronte a un genitore aggressivo o a uno studente problematico, il docente viene lasciato drammaticamente solo.
Molti Dirigenti Scolastici, ormai spinti dal sistema a vestire i panni di manager più che di educatori, tendono a minimizzare gli episodi. L'imperativo non scritto è diventato tutelare il "brand" dell'istituto. Una scuola che fa notizia per una sospensione o per un conflitto aperto è una scuola che rischia di perdere iscrizioni l'anno successivo, con conseguenti tagli all'organico e ai fondi.
Così, le eventuali azioni disciplinari vengono disattese. La colpa viene sottilmente ribaltata sull'insegnante, accusato di non essere stato abbastanza "inclusivo", "empatico" o di non aver saputo gestire la classe. Di fronte all'arroganza di un genitore che contesta un brutto voto, il preside spesso media al ribasso, delegittimando di fatto il professore per evitare grane, esposti o ricorsi.
La gabbia normativa e la perdita di autorevolezza
Questa solitudine è aggravata da una normativa che negli anni ha sistematicamente eroso l'autorità dell'insegnante. Le riforme si sono susseguite senza mai innovare davvero, aggiungendo solo strati di burocrazia. Oggi un docente non è più un libero professionista della conoscenza, ma un impiegato costretto a giustificare ogni singola valutazione con griglie, rubriche e relazioni infinite, terrorizzato dallo spauracchio del ricorso al TAR.
Se un ragazzo fallisce, il sistema dà per scontato che sia colpa di un difetto nella valutazione o nel metodo di insegnamento, mai di una mancanza di impegno dello studente. I genitori non accettano più la frustrazione dei figli e la traducono in rabbia contro l'insegnante, forte di un sistema legislativo scolastico che, di fatto, ha reso gli alunni intoccabili. Anche le recenti strette del Decreto Sicurezza 2026, che prevedono l'arresto in flagranza e pene aumentate per chi aggredisce il personale scolastico, pur essendo un segnale, rischiano di curare il sintomo senza estirpare la malattia. La repressione penale interviene quando il danno è fatto; l'autorevolezza, invece, si costruisce a monte.
Dal sapere al "progettificio": la scuola-azienda
Come siamo arrivati a questo punto? La risposta risiede nell'aberrazione della "scuola-azienda". Le riforme degli ultimi decenni hanno smarrito il vero scopo della scuola: l'educazione e l'istruzione.
Oggi gli istituti competono tra loro per accaparrarsi "clienti" (gli studenti) sbandierando un'offerta formativa fatta di progetti extra-didattici, PON, certificazioni e percorsi che nulla hanno a che vedere con il consolidamento delle conoscenze di base. Questo **progettificio** costante disperde le energie degli studenti e mortifica quelle dei docenti, costretti a fare da animatori, burocrati e psicologi, sottraendo tempo prezioso allo studio, alla riflessione e alla costruzione del pensiero critico.
In un'azienda, il cliente ha sempre ragione. E se la scuola è un'azienda, il genitore-cliente si sente in diritto di esigere la promozione a fine anno, a prescindere dal merito, pretendendo un servizio per il quale ritiene di aver "pagato".
Finché la politica continuerà a trattare l'istruzione come un serbatoio di consensi o un'azienda da ottimizzare, le aggressioni non si fermeranno. Per restituire autorevolezza ai professori non bastano le circolari o gli inasprimenti delle pene. Serve un'inversione di rotta culturale: liberare la scuola dalle logiche di mercato, restituire centralità alla didattica e al sapere, e rimettere l'insegnante al centro del progetto educativo, tutelandolo da una dirigenza spesso troppo preoccupata dai numeri e troppo poco dalle persone. Solo così la scuola smetterà di essere un fronte di guerra e tornerà a essere il luogo dove si costruisce il futuro.

|
Venerdì 17 luglio si è conclusa con uno straordinario successo la settima edizione del Campus Estivo dell’Istituto Barbara Melzi e delle Scuole di Musica Niccolò Paganini, un progetto educativo che si conferma ...
Uno stanziamento di 230mila euro in favore delle scuole cittadine con l’obiettivo di concorrere al miglioramento dell’offerta formativa, al potenziamento dei servizi messi a disposizione della scuola, alla rimozione degli ...
Alessandro Pezzella, un candidato innovatore per il Rettorato dell’antico Ateneo Federiciano. Partire dalle persone per le prossime elezioni del 2 e 3 luglio: oggi il secondo incontro pubblico su temi legati alle prospettive ...
Sono stati premiati oggi, presso la sede della Direzione regionale della Campania, gli istituti scolastici vincitori del concorso “Caro Sindaco…”, promosso dall’Agenzia delle Entrate nell’ambito del ...
Il nuovo centro polivalente per la promozione culturale è finalmente attivo e a disposizione di cittadini, famiglie e associazioni, con l’obiettivo di favorire socialità e accesso al sapere. La Casa della ...
|