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Intervista a Fra Stefano Maria Bordignon:

Fede, umiltà e semplicità nell’opera d'evangelizzazione del frate Youtuber

(23/10/2025)

 

“Abbi cura di te”. Sono le parole che Fra Stefano Maria Bordignon ama usare a conclusione di ogni video per salutare i follower che, sempre più numerosi, seguono il canale YouTube ‘☩ fraStefano’, attraverso il quale diffonde quotidianamente le sue catechesi sul Vangelo.  “Ringrazio Dio che ogni giorno convoca la nostra famiglia per ascoltare la sua Parola e per pregare”, afferma. “In alcuni casi sono grandi le distanze che ci separano, ma c’è qualcosa che ci unisce in un’unica famiglia, ed è il desiderio di ascoltare Gesù mantenendo viva e vivace la nostra fede”.

 

La capacità di avvicinare le persone alla Parola di Dio con chiarezza e semplicità rende la sua opera di evangelizzazione digitale un’ispirazione per molti.

 

Conosciamo meglio Fra Stefano Bordignon, attraverso le sue stesse parole, intrise d’umiltà e di fede autentica.

 

L’intervista

 

-Ci parli della sua scelta di vita: quando ha sentito la ‘chiamata’ ed ha capito che il Signore voleva che lei si consacrasse?

 

Sono passati ormai venticinque anni da quando ho cominciato il mio cammino religioso. Dopo un lungo periodo di lontananza dalla fede, mentre lavoravo come barista in una birreria di mia proprietà, mi sono trovato a sprofondare in una profonda crisi esistenziale. È stato un tempo di buio in cui avevo perso il senso della vita ed anche il gusto del divertimento, nel quale in precedenza avevo trovato un po’ di consolazione. Ho capito che nelle cose del mondo non avrei mai potuto trovare le risposte che cercavo, e così ho acquistato un Vangelo ed ho cominciato a leggerlo; ho riflettuto sulle parole di Gesù, ho pregato e qualcosa si è riacceso in me. In quel momento ho sentito che Gesù mi stava chiamando ad essere un suo discepolo. Sono entrato in dialogo con alcuni frati che si prendono cura del santuario della Madonna di Monte Berico e, un po’ alla volta, ho capito che la chiamata a seguire Gesù per me poteva concretizzarsi all’interno di un Ordine religioso; è così che sono entrato nei frati Servi di Maria.

 

-Come ha affrontato l’approccio con la sua famiglia nel comunicarle la decisione d’intraprendere il suo percorso di fede? E come hanno reagito i suoi cari?

 

Inizialmente non ho parlato ai miei familiari di questo cammino interiore che stavo facendo; ho preferito attendere che la mia chiamata diventasse più matura. Inoltre, non potevo mollare tutto di punto in bianco per entrare in convento; dovevo prima vendere la birreria che gestivo. Solo dopo essermi liberato dagli impegni precedenti, ed essendo tornato a vivere insieme ai miei genitori, ho comunicato loro che a breve sarei andato in convento per un periodo di prova. Sicuramente sono rimasti spiazzati da questa mia decisione; non se l’aspettavano. Comunque, non mi hanno ostacolato; anzi, mi hanno sempre sostenuto. Infatti, a poco a poco, vedendo che in convento mi trovavo bene, le loro perplessità iniziali si sono dissolte e mi hanno incoraggiato senza riserve.

 

-C’è una figura, in ambito religioso (santo, apostolo o persona comune) cui si ispira nel portare avanti la sua opera?

 

San Francesco d’Assisi è sempre stato per me una grande figura di riferimento. In modo particolare, la sua povertà e la capacità di fare ciò che il Vangelo ci dice senza scendere a compromessi, e senza mezze misure; questo mi ha sempre affascinato. Di tanto in tanto riprendo in mano le “Fonti Francescane” che sono per me sorgente di ispirazione; un invito a non diventare tiepido, un richiamo alla grandezza della nostra vocazione.

 

-Lei ha aperto il suo canale YouTube nel gennaio 2021. Cosa l’ha spinta esattamente ad intraprendere la strada della diffusione del Vangelo attraverso il web, quattro anni fa, e quale era la sua aspettativa iniziale in termini di pubblico?

 

Ho aperto il canale YouTube dedicato al Vangelo del giorno nel 2021, ma non è stata una scelta strategica; semplicemente ho cominciato quando ho avuto l’ispirazione. La finalità non è stata quella di fornire un’alternativa alla Messa durante il tempo del lockdown, ma di offrire, ad ogni persona che lo desiderasse, la possibilità di ascoltare ogni giorno il Vangelo con un semplice commento. Mio nipote Luca mi ha suggerito che YouTube poteva essere la piattaforma ideale per divulgare video della durata di circa 5 minuti, e così ho aperto il canale ed ho cominciato. Inizialmente non avevo nessuna idea di quante persone avrebbero potute essere interessate; ero già molto soddisfatto nel vedere che, a distanza di un mese, erano un centinaio le persone che mi seguivano, ma poi la comunità ha continuato a crescere, fino a diventare immensa.

 

-Lei in qualche occasione ha detto di essersi sentito un po’ in imbarazzo, all’inizio, a predicare davanti alla telecamera. Qual è stato il momento o il fattore che l’ha aiutata a superare quell’iniziale impaccio e a vedere il cellulare come un vero e proprio pulpito?

 

Sì, predicare davanti al telefonino è imbarazzante, soprattutto perché predico all’aperto e così le persone che passano possono sentirmi, mi guardano con curiosità, e magari sorridono. Ma ho un forte senso del dovere, sì, mi sento in dovere di preparare il Vangelo del giorno perché so che molte persone lo attendono, e questo mi fa sopportare il peso dell’imbarazzo. Inoltre, incontro quotidianamente varie persone che fanno parte della comunità, e questo mantiene sveglia la consapevolezza che non annuncio il Vangelo a dei numeri, ma a delle persone.

 

-Con più di cinquanta milioni di visualizzazioni, quali ritiene siano gli elementi chiave o i temi più risonanti dei suoi messaggi che hanno permesso di costruire una comunità così ampia e fedele?

 

Credo che le persone seguano le mie proposte spirituali innanzitutto perché sentono di averne bisogno. Tutti noi abbiamo l’esigenza di nutrire la nostra dimensione spirituale per poter trovare significato in quello che facciamo, per sentire che non stiamo vivendo solo per lavorare, divertirci e accumulare, ma per qualcosa di più alto. Offro alle persone un aiuto per prendersi cura della propria anima. Inoltre, le mie proposte sono facilmente accessibili, sia perché sono gratuite e disponibili su qualsiasi telefono, ma anche perché uso il linguaggio semplice della vita quotidiana. E non annoio le persone con lunghi giri di parole, ma in pochi minuti cerco di comunicare quello che voglio dire.

 

-Essendo un frate e non un ‘influencer’ di professione, come concilia il suo ministero conventuale e le esigenze della vita religiosa con la disciplina e il tempo necessari per la produzione e la gestione dei contenuti digitali?

 

Da tutti questi impegni la mia vita religiosa esce arricchita. Il canale YouTube è per me uno stimolo a non adagiarmi sulle conoscenze scolastiche che ho ricevuto negli anni della formazione. Dietro ad ogni nuovo contenuto che propongo c’è un lavoro di riflessione e di studio che, prima ancora di essere un aiuto per chi lo vede, è un motivo di crescita per me che lo preparo. Questa attività mi ha inoltre dato la possibilità di conoscere moltissime persone che altrimenti non avrei conosciuto; anche questo è molto arricchente. E ci sono molti altri aspetti positivi che integrano bene la vita religiosa con l’evangelizzazione digitale. Tuttavia, è vero, ci sono molti rischi: primo tra tutti, quello di dedicarsi totalmente alla missione digitale perdendo di vista i tempi personali di silenzio, di preghiera, e la dimensione comunitaria della vita religiosa. Quando una persona si addentra, come io ho fatto, nell’universo della comunicazione digitale, si accorge delle immense potenzialità che contiene, e diventa importante sapersi autolimitare per non venirne risucchiati. D’altra parte, a cosa giova ad un uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde sé stesso?

 

-Come fa a mantenere il focus sulla singola persona, pur gestendo una community di oltre 660.000 iscritti su diverse piattaforme (YouTube, Facebook, WhatsApp)?

 

Naturalmente non è possibile seguire personalmente ogni singolo iscritto alla comunità, anche perché ormai siamo oltre un milione. Nei limiti del possibile, però, cerco di rispondere ai commenti e ai messaggi di coloro che desiderano contattarmi. Incontro dal vivo molte persone che arrivano qui in convento per dialogare; questo mi permette comprendere anche quali sono le esigenze di chi mi segue, e in alcuni casi diventa il punto di partenza per creare nuove proposte di riflessione che rispondano alle necessità di chi mi ascolta.

 

-La crescita esponenziale porta con sé anche le critiche. Qual è l'approccio di Fra Stefano Bordignon nel gestire e rispondere alle critiche o ai commenti negativi che inevitabilmente si incontrano nel web?

 

Le critiche non mi infastidiscono molto, perché spesso sono dettate da sentimenti negativi, come invidia e aggressività, e quindi non le trovo rilevanti; normalmente non rispondo agli haters. Alcune critiche, invece, colpiscono nel segno, perché evidenziano alcuni miei errori, imprecisioni, incapacità. Queste critiche mi fanno riflettere e cerco di accoglierle come lezioni di vita. Quando sbaglio cerco di scusarmi e di correggermi, o di spiegare le ragioni per cui ho commesso un errore.

 

-Qual è stata, tra le tante, l’attestazione di stima ed affetto che più l’ha fatta sentire orgoglioso del suo operato?

 

Un giorno è venuta a trovarmi in convento una giovane donna; tra l’altro è arrivata apposta da un’altra nazione in cui lavora. Mi ha ringraziato perché era sul punto di togliersi la vita quando, all’improvviso, ha trovato una mia riflessione che le ha fatto cambiare idea. Un’altra volta, invece, è venuto un uomo; anche lui ha fatto un lungo viaggio per ringraziarmi, e mi ha detto come, in ospedale, aveva assistito sua mamma, che fino all’ultimo giorno di vita è riuscita a trovare conforto pregando insieme a me. Ma è molto bello anche quando arrivano le famiglie a trovarmi; a volte ci sono nonni, genitori e bambini, e tutti quanti seguono il Vangelo insieme. I bambini, naturalmente, sono innamorati del mio cane.






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