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Il diritto costituzionale dell'emergenza: riflessioni critiche del Professor Giuseppe Di Genio(16/03/2020) Fino a che punto uno Stato e la sua Costituzione sono pronti a fronteggiare una pandemia improvvisa come quella del Coronavirus? Questa, tra le tante, è una delle possibili domande che può farsi uno studioso delle Costituzioni nell'epoca della globalizzazione. Il Coronavirus è la peste della globalizzazione, di un uso sfrenato dell'economia e dell'ambiente, pur in un quadro generale, riconoscibile, di massima tutela dei diritti fondamentali, nella maggior parte degli Stati. Certo la nostra Costituzione, nata nell'emergenza, nella resistenza, con il contributo fattivo di donne e uomini, anche del nostro caro sud, indica la strada dell'emergenza, ma le soluzioni emergenziali, oggi, da sole, non fanno molto di fronte a sfide sanitarie che hanno portata incredibile. Fondamentale, pertanto, è il ruolo di tutti, per evitare il niente: della ricerca scientifica (in queste ore scienziati olandesi avrebbero trovato una traccia di vaccino o una cura), che valorizzata in termini quantitativi o qualitativi dovrebbe essere pronta ad ogni evenienza per fornire risposte in tempi più o meno accettabili rispetto al sacrificio di vite umane. Gli ospedali e il personale dovrebbero essere sempre potenziati, formati e aggiornati, sul piano virologico, con strutture ad hoc dedicate (ospedali e pronto soccorso, solo virologici), parallele e distanti da quelle tradizionali, pronte a ricevere e curare i pazienti coinvolti, anche in grandi numeri, senza sottovalutarsi tutte le cure che fuoriescono dal dato emergenziale. Le istituzioni, in tutti i livelli, devono collaborare anche nell'emergenza e le misure devono essere rese più drastiche proprio ai livelli territoriali più vicini ai cittadini (lodevole il Governatore De Luca), in una vera sorta di "sussidiarietà dell'emergenza". I cittadini devono osservare regole responsabili, imparare il rispetto della natura, dell'igiene, che come materia dovrebbe essere insegnata e applicata molto bene nelle scuole e nelle Università. Infine i diritti, volano dell'umanità: l'emergenza non è un sacrificio di essi. Anzi, il cittadino deve essere tutelato, a partire dalla sua privacy, fino alla fine e fino all'ultimo. Controlli si, sanzioni si, ma anche enti che distribuiscono kit di emergenza (mascherine e guanti introvabili) per famiglia, medici, vecchi, giovani e militari, che visitano periodicamente i condomini, casa per casa, tamponi a domicilio celeri, disciplina negli approvigionamenti e consegna domiciliare di medicinali per evitare file immani, vicinanza ai soggetti deboli, ai bambini senza scuola, alle famiglie numerose, ai poveri, ai senza tetto. Insomma, servizi nell'emergenza, perché le libertà si possono limitare ma i veri diritti sopravvivono alle pandemie, a futura memoria.
Professor Giuseppe Di Genio dell'Università degli Studi di Salerno
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