Venezia, Pompei, Europa:tre volti del Rinascimento Culturale - Sforzino: "basta vetrine, servono strategie"(01/09/2025) Castello di Castellar Ponzano, 1 settembre 2025 — Tra il Lido, l’anfiteatro e Bruxelles, l’Italia e l’Europa offrono oggi tre immagini potenti di come la cultura possa ancora essere motore di senso pubblico — se coltivata con ambizione e responsabilità. Luca Sforzini, esperto d’arte, proprietario del Castello di Castellar Ponzano e fondatore del movimento Rinascimento, lancia un appello netto: «La cultura non può più essere usata come passerella da red carpet, come folklore turistico o come evento spot da archiviare a fine anno. Serve una strategia coraggiosa, capace di resistere alle mode e agli applausi facili».
1. Cinema come spazio etico. Venezia inaugura con La grazia di Sorrentino, un film che mette a nudo la coscienza del potere politico. «È questo il cinema che serve: opere che disturbano, che dividono, che obbligano a prendere posizione. Se la politica teme l’arte perché non la controlla, allora è segno che l’arte sta facendo il suo mestiere», afferma Sforzini. «Ma senza un piano di sostegno stabile, queste opere rischiano di restare eccezioni mentre la routine continua a finanziare solo blockbuster e “film consolatori”.»
2. Patrimonio che respira. Beats of Pompeii dimostra che il patrimonio archeologico non è un mausoleo da cartolina, ma può diventare un teatro vivo, contemporaneo, globale. «Il problema è che spesso lo Stato si ricorda dei siti solo quando c’è un grande evento. Il resto dell’anno li lascia cadere a pezzi», denuncia Sforzini. «Pompei non deve brillare una settimana e poi tornare al degrado: il patrimonio deve respirare tutti i giorni, oppure diventa un cadavere imbellettato per i turisti.»
3. Europa oltre il calendario. Il progetto ECoC Echo mostra che le Capitali europee della cultura possono durare più di un anno. «Troppo spesso sono state sfilate di eventi fine a se stessi, festival di provincia gonfiati con slogan europeisti. Se l’Europa vuole davvero incidere, deve trasformare quelle Capitali in cantieri permanenti di cultura, non in passerelle elettorali», avverte Sforzini. «Il rischio è che Bruxelles continui a finanziare celebrazioni vuote mentre la cultura reale viene strozzata dalla burocrazia e dall’assenza di visione.»
Conclude Sforzini: «Il Rinascimento italiano nacque quando artisti e pensatori ebbero il coraggio di ribellarsi all’omologazione e di pretendere grandezza. Oggi, invece, ci accontentiamo di festival-vetrina e di politiche culturali da cerimoniale ministeriale. È questa la nostra eredità? Se non cambiamo rotta, la cultura diventerà solo spettacolo, e lo spettacolo un anestetico. Io dico: basta. Meglio pochi progetti forti e duraturi che mille eventi di cartapesta.

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