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Numen docet, il Divino insegna: a Roma alla Fondazione del Nazareno, dal 13 al 26 giugno, la personale di Manuel Bonfanti(30/05/2026)
La spiritualità come guida, il sentimento del numinoso in cui il pensiero prende forma e valore. Cosa accade quando l'opera d'arte smette di rappresentare e comincia a rivelare? È questa una delle domande che pone Numen Docet (Il Divino insegna), la nuova personale di Manuel Bonfanti a Roma, a cura di Rossana Cosci, ospitata negli spazi della Fondazione del Nazareno. Il titolo è già una soglia. Un invito a sostare davanti a ciò che nell'arte non si spiega, ma si percepisce. La mostra Il percorso espositivo si snoda nelle sale della Fondazione e raggiunge il suo fulcro nella Sacra Cappella del Nazareno, dove sono custodite le reliquie di San Giuseppe Calasanzio, fondatore dei Padri Scolopi. In questo spazio carico di storia e devozione, Bonfanti colloca una grande sfera di luce (diametro 100 cm, tecnica mista su alluminio anodizzato, 2026) che dialoga con l'architettura sacra attraverso la grammatica del numinoso. Nelle sale della Fondazione, le sfere di luce - nei diversi formati di 100, 50 e 40 cm di diametro - mostrano l'intera ampiezza della ricerca più recente dell'artista (in mostra con 22 sfere di luce a Venezia, nella personale Verde Miccia, per tutta la durata della Biennale) oscillando tra tecniche e registri differenti. Alcune rivelano l'assolutezza del gesto grafico, quasi calligrafico, con la fluidità meditativa dello Shodo, l’arte della calligrafia giapponese, dove la pennellata fluida diventa un esercizio dell’anima; altre si aprono a una dimensione più squisitamente pittorica, dove il colore torna a essere protagonista in tutte le sue tonalità, sfumature e accezioni simboliche. Un esercizio di misticismo e geometria della meditazione dove la traccia attraversa spazio e tempo, supera muri e tocca nel buio la memoria, in cerca di una nuova luce. Il risultato, dall’equilibrio estetico e semantico vibrante, è quello di uno spazio multiverso e cangiante, con riflessi eterei e luce vivida. "Sono sfere di luce, anzi forme di colore che ruotano, schizzano, rifuggono la statica dei corpi - scrive lo storico dell'arte Alessandro Masi - Sono schegge, frammenti, spazi obliqui su cui declina la forma prendendo mirabolanti traiettorie di dinamica discendenza futurista alla Vedova, quello più maturo degli anni Settanta, dei Plurimi per intenderci. Sono soggetti a metà via tra la materia e il concetto, tra l'opera e l'installazione, tra la storia e la cronaca, come un Kounellis redivivo”. La personale di Roma Numen Docet è frutto di una lunga ricerca sul valore del numinoso, ricercato dall’artista sin dalle prime opere pop, per guardare nella vita ordinaria una spiritualità straordinaria, che emerge proprio laddove non la si era immaginata, scandendo le ore del quotidiano, cercando di elevare l’ordinarietà delle cose. In esposizione nelle sale della Fondazione, alcune tra le opere più rappresentative del ciclo Air Space, perché è nell’andare oltre e attraverso lo spazio che ci si avvicina al divino. L'oracolo e il numinoso nell’era dell’intelligenza artificiale La mostra in parallelo, a Venezia durante la 61ª Biennale d'Arte Numen Docet è allestita in concomitanza con Verde Miccia, personale di Bonfanti nella sede Confcommercio di Venezia (Sestiere San Marco, 4039), aperta per l'intera durata della 61ª Biennale d'Arte 2026 (fino al 22 novembre 2026). L'artista Manuel Bonfanti è nato nel 1974 a Bergamo, dove vive e lavora. Si è diplomato all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove ha studiato con Luciano Fabro e ha completato la sua tesi in storia dell'arte contemporanea con Marco Meneguzzo. La sua carriera è iniziata come assistente di galleria, collaborando alla creazione di opere con diversi artisti, tra cui Gabriel Orozco e Julian Opie. Esplorando il rapporto estetico tra sublime, spazio e luce, Bonfanti crea opere in cui il colore evoca ambienti di risonanza mistica e paesaggi zen. Le sue tele di grandi dimensioni spesso indagano i luoghi invisibili e spirituali e gli spazi liminali tra figurazione e astrazione, permeati da una sensibilità animistica. La sua pratica si confronta con le dimensioni metafisiche della percezione, dove la pittura diventa un veicolo di contemplazione e trascendenza. L'opera di Bonfanti riflette un interesse costante per le qualità immateriali dell'aria, della luce e del suono, coltivando atmosfere che sfumano i confini tra esperienza interiore e ambiente esterno. Ha esposto presso prestigiose istituzioni culturali, tra cui il Centro Culturale Nazionale di Kazan, l'Istituto Italiano di Cultura a Praga, la Biennale d’arte 2024 a Venezia dell’European Cultural Centre, L’Art Pur Foundation di Riyadh (Arabia Saudita), Palazzo Firenze- sede della Società Dante Alighieri a Roma (in concomitanza con la Future Week) nel 2025. Bonfanti è anche curatore di The Tube One, un progetto artistico permanente presso l'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. |
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