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Inaugurata oggi la mostra "Raffaello a Capodimonte"

(10/06/2021)

Si apre  giovedì 10 giugno 2021 al Museo e Real Bosco di Capodimonte la mostra  Raffaello aCapodimonte: l’officina dell’artista a cura di Angela Cerasuolo e Andrea Zezza. L'esposizionerientra tra le celebrazioni per i 500 anni dalla morte dell'artista e si propone di valorizzare ilpatrimonio raffaellesco del Museo, molto più ricco e vario di quanto si sia soliti pensare. Il percorsodi visita offre al pubblico le novità emerse dalla campagna di indagini diagnostiche condotte nelMuseo,   grazie   a   importanti   collaborazione   istituzionali   –   alla   base   di   questa   mostra   -   chepermetteranno un approccio originale sia alle opere d'arte, sia al lavoro della bottega dell'artista e aquelle dei suoi seguaci, mettendo in luce il complesso lavoro che sta dietro la creazione di originali,multipli, copie, derivazioni.Il Museo e Real Bosco di Capodimonte, infatti, conserva   alcune opere autografe di granderilevanza, che permettono di esemplificare i momenti principali della carriera dell'artista: L'Eterno ela Vergine, due frammenti della Pala di San Nicola da Tolentino (1500-1501) prima opera nota deldiciassettenne Raffaello, dipinta per la chiesa di Sant'Agostino di Città di Castello, distrutta alla finedel Settecento, il Ritratto di Alessandro Farnese (1511 circa) il giovane cardinale che tanti annidopo diventerà il potente papa Paolo III, il Mosé e il roveto ardente (1514) cartone preparatorioeseguito per l’affresco della volta della Stanza di Eliodoro in Vaticano, la Madonna del DivinoAmore  (1516-18) dipinto tra i più ammirati dell’artista nel corso del Cinquecento, poi cadutonell’oblìo e sottratto solo recentemente, anche grazie alle indagini scientifiche e al restauro, allasfortuna critica in cui era caduto nel Novecento. Ma Capodimonte conserva anche un’opera fondamentale di Giulio Romano, il principale allievo diRaffaello, la Madonna della gatta (1518-1520 ca.?), eseguita seguendo un modello del maestro, edi cui le indagini diagnostiche aiutano a comprendere meglio tanto la complessa genesi esecutiva,quanto le cause dei problemi che ne hanno resa problematica la conservazione. Una serie di copie,derivazioni, multipli, alcune delle quali forse elaborate nella bottega stessa dell'artista (Madonnadel Passeggio, Madonna del Velo), altre per mano di artisti di prima grandezza per committentiimportanti – è il caso della famosa copia del Ritratto di Leone X di Andrea del Sarto – dove lanozione di ‘copia’ costeggia quella di ‘falso d’autore’, e che secondo Vasari avrebbe ingannato lostesso Giulio Romano - o forse per esercitazione, come il San Giuseppe dalla Madonna del velorealizzato da  Daniele da Volterra. Queste, assieme ad altre realizzate da più meccanici copisti(Madonna Bridgewater) permettono di esplorare ad ampio raggio questo tipo di produzione, checostituiva larga parte dell'opera delle botteghe del Cinque e del Seicento e che oggi forma una parteenorme, anche se spesso trascurata, del nostro patrimonio artistico.
Le indagini diagnostiche Dal 2018 il Museo e Real Bosco di Capodimonte ha avviato una importante campagna di indaginidiagnostiche sui dipinti delle sue collezioni. Le indagini sui dipinti di Raffaello e del suo ambitosono parte di un programma di collaborazione ampio che include il  Dipartimento di Lettere eBeni Culturali dell’Università della Campania Vanvitelli e il LAMS (Laboratoire d’archéologuemoléculaire et structurale) di Parigi e che ha visto recentemente la partecipazione scientificadell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) del CNR e i Laboratori Nazionali delSud (LNS) dell’INFN di Catania  ed l’Istituto di Scienze e Tecnologie Chimiche del CNR(SCITEC) di Perugia.Le misure  MA-XRF  sono state svolte nel museo dal laboratorio  XRayLab  dell’ISPC-CNRimpiegando il sistema a scansione LANDIS-X progettato e sviluppato dal laboratorio.La realizzazione delle indagini è stato un momento impegnativo ed emozionante dell’approccio alleopere che ha coinvolto un team multidisciplinare con varie professionalità. Il confronto ha aiutatoda una parte storici e restauratori ad accedere alla complessa lettura dei dati scientifici, dall’altra haportato i componenti del team scientifico ad affinare strumenti e metodi in funzione dei problemiconservativi e dei quesiti posti dalle opere esaminate. I risultati di queste indagini sono la base scientifica di questa mostra e sono illustrati con videoesplicativi su monitor presenti in sala. Inoltre, scaricando liberamente l'app Capodimonte su Appstore e Google play sarà possibile rivederli anche a casa e rivivere l'emozione della visita.Le indagini diagnostiche saranno discusse anche nel corso del convegno internazionale Raffaello1520-2020, rinviato di un anno a causa della pandemia, in programma da giovedì 1° luglio 1-2-3luglio a sabato 4 luglio al Museo e Real Bosco di Capodimonte e all'Università della Campania“Luigi Vanvitelli”.Il percorso espositivoUna scuola eccezionale: maestri e fratelli maggiori - sala 5, primo pianoRaffaello nacque nel 1483 a Urbino, città straordinariamente vivace. Nello splendido PalazzoDucale, che dobbiamo immaginare frequentato dal pittore bambino, lavoravano artisti fiorentini,senesi, fiamminghi. Qui Raffaello imparò presto ad avere uno sguardo aperto su ciò che vedevaintorno a lui. La città di Urbino è rappresentata, nella prima sala della mostra, dal Ritratto di fra Luca Paciolicon un allievo attribuito a Jacopo de' Barbari, pittore e incisore veneziano. Pacioli era francescano,matematico, allievo di Piero della Francesca e amico di Leonardo, qui è ritratto mentre illustra gliElementi  di Euclide. Sullo scrittoio di Pacioli si vedono gli strumenti del matematico. A destra,sopra la Summa de arithmetica di Pacioli, c'è un dodecaedro, uno dei cinque solidi regolari simbolidegli elementi fondanti dell’Universo secondo Platone. I solidi platonici erano illustrati nel trattatodi Piero della Francesca De quinque corporibus regularibus allora conservato nella biblioteca deiduchi   d’Urbino.  A  quest’opera   si   ispirerà   Pacioli   nel   trattato   sulla   sezione   aurea,  la Divinaproportiione,   che   sarà   illustrato   da   Leonardo.   In   alto   è   sospeso   un   solido   di   cristallo,   unrombicubottaedro, riempito per metà di acqua, in cui si riflette tre volte un palazzo, forse il PalazzoDucale di Urbino. Jacopo de' Barbari dal 1500 si trasferirà in Germania. La sua lettera a Federico diSassonia esalta il fondamento matematico della pittura, in profonda sintonia con il pensiero diPacioli. Il quadro rappresenta bene la raffinata cultura di Urbino e di quella corte, dove Raffaello fueducato allo studio delle proporzioni armoniche e alla consapevolezza della valenza intellettuale dellavoro artistico.
Seguono tre dipinti che esemplificano l’opera degli artisti che ispirarono il pittore agli inizi dellasua carriera.La  Natività  di  LucaSignorelli,allievo di Piero della Francesca poi aiuto del Perugino, eraattivissimo tra Umbria e Toscana e lavorò a lungo a Città di Castello, città fortemente legata aUrbino. Luca non fu in senso stretto un maestro per Raffaello, ma disegni e opere giovanilimostrano l’ammirazione che il giovane provò per il suo stile, caratterizzato da figure fortementeplastiche e monumentali. La Madonna col Bambino di Perugino,maestro di Raffaello secondoVasari, che adotta una peculiare   «dolcezza nei colori unita», qui è rappresentata in un ariosopaesaggio nel quale si vedono arrivare i Re Magi. Il disegno utilizzato è alla base anche di altreopere   del   Perugino,   la   cui   produzione   matura   è   caratterizzata   da   una   gestione   del   lavoro‘preindustriale’, ampiamente affidata ad aiuti. Nell’Assunta di Pinturicchio la Vergine è raffigurata in una mandorla circondata da angeli con gliapostoli in basso, frequente nel tardo ‘400. Pinturicchio qui dà il meglio di sé nelle teste deipersonaggi descritti con raffinatissima precisione, costruiti su tipi perugineschi, ma con un diversosenso decorativo tratto dall’antico. Raffaello dialogò fittamente con lui all’epoca  della pala di Cittàdi Castello. Raffaello aCapodimonte: dall’inizio alla piena maturità – sala 6, primo pianoRaffaello ebbe sempre una straordinaria capacità di accogliere ogni stimolo dagli artisti con cuientrava in contatto, assimilandone i caratteri di stile e rielaborandoli per restituirli più vitali. Lastessa abilità dimostrò nelle pratiche esecutive delle sue opere, dove dispiegò ogni mezzo chepotesse rispondere alla sua ricerca.Il nucleo di opere raffaellesche del Museo di Capodimonte, visibile nella seconda sala di mostra,può dare un’idea della straordinaria versatilità dell’artista, del suo continuo sperimentare e del lungocammino percorso nella sua breve e folgorante carriera che lo portò, nell’arco di vent’anni, adaprire strade nuove in ognuno dei generi artistici che praticò, come si potrà osservare nei frammentiEterno Padre e Vergine  della perduta pala d'altare Incoronazione del Beato Nicola da Tolentino,nelRitratto del cardinale Alessandro Farnese, nel  Mosé davanti al roveto ardentecartonepreparatorio   eseguito   per   l’affresco   della   volta   della   Stanza   di   Eliodoro   in  Vaticano  e   nellaMadonna del Divino Amore  dipinto tra i più ammirati dell’artista nel corso del Cinquecentopresentato in sala accanto al disegno preparatorio conservato nel Gabinetto Disegni e Stampe delMuseo e Real Bosco di Capodimonte.Di assoluto interesse per i visitatori e gli studiosi la ricostruzione in sala della pala d'altare perdutaqui proposta, nella sua integrità, sulla base dei disegni preparatori di Raffaello, su una copia parzialerealizzata dopo la vendita e da osservazioni su elementi figurativi e materiali desumibili daiframmenti, come la dimensioni delle assi del supporto, le proporzioni delle figure, la costuzioneprospettica dello spazio. L'Incoronazione di San Nicola da Tolentino, infatti, è la prima operarealizzata da Raffaello insieme a Evangelista da Pian di Meleto, già collaboratore del padre, perCittà di Castello. Nei documenti Raffaello, diciassettenne, viene già definito “magister”. Nel 1789la pala, danneggiata da un terremoto, fu venduta a papa Pio VI e ridotta in piccoli quadri. I dueframmenti conservati a Capodimonte - Eterno Padre e Vergine - furono acquisiti a Roma nel 1799per le collezioni borboniche, senza più memoria della loro provenienza, ricostruita solo nel 1912con l’identificazione di un Angelo conservato a Brescia e dei frammenti napoletani, a cui si è poiaggiunto un Angelo acquistato dal Louvre nel 1981.E che dire della Madonna del Divino Amore? Oggi è ritenuta un capolavoro di Raffaello, dopo ilrestauro e le indagini che hanno rivelato novità tra le più spettacolari negli studi degli ultimidecenni. Dal Cinquecento all’Ottocento era stato considerato uno dei dipinti più preziosi dellacollezione Farnese, ammiratissimo e continuamente copiato. Poi però la critica lo aveva declassato,attribuendolo alla bottega; su questa decisione molto aveva influito la convinzione che il grandedisegno conservato a Capodimonte fosse un cartone preparatorio, utilizzato per trasferire i contorni
sulla tavola. Ma le indagini hanno chiarito che si tratta di una copia, poiché riproduce ogni dettagliodel dipinto finito. La riflettografia ha invece rivelato sulla tavola, al di sotto della pellicola pittorica,un disegno preparatorio con cui Raffaello ha apportato importanti modifiche alla composizione nelcorso dell’esecuzione pittorica con un tratto straordinariamente libero e creativo. Una straordinaria fortuna: derivazioni, variazioni, copie, repliche – sala 7, primo pianoAncor prima della morte del loro autore, le composizioni di Raffaello venivano copiate e replicate.Ciò avveniva innanzitutto all’interno della sua bottega che egli aveva consapevolmente trasformatoin una squadra in grado di promuovere e diffondere le sue invenzioni.Per questo il concetto di 'copia'  in Raffaello è ricco di significati diversi, dalla replica allacontraffazione. Nella prima eccellevano i suoi stessi allievi, autorizzati a possedere ‘il marchio difabbrica’, nella seconda si sfidavano seguaci e artisti anche di massimo livello. La duplicazionedelle sue opere sarebbe proseguita nei secoli per la rapida elevazione del ‘divin pittore’al rango deimodelli dell’antichità.Nell'ultima sala della mostra sono riunite le opere significative di quella straordinaria fortuna che lecollezioni del Museo e Real Bosco di Capodimonte possono documentare nella loro varietà, acominciare dalla Sacra Famiglia con Sant’Anna e San Giovannino, dettaMadonna della gattadiGiulio Romano, principale allievo di Raffaello.L'opera, un olio su tavola del 1520 circa, è citata da Vasari una volta come di Raffaello un’altracome di Giulio Romano. Come opera di Raffaello sembra fosse stata acquistata dai Gonzaga, ma daalmeno due secoli è considerata il capolavoro di Giulio Romano.Le indagini giustificano queste oscillazioni, mostrando il complesso iter compositivo che ha portatoal suo aspetto attuale. Radiografie, riflettografie e MA-XRF rivelano una stesura estremamentestratificata, dove i volti delle figure principali, già dipinti negli strati inferiori in modo naturale earmonioso, appaiono trasformati nella stesura finale in modo più incisivo e caricato, tipico di GiulioRomano. Si tratta probabilmente di un’opera portata avanti da Raffaello prima di morire, lasciataincompiuta e poi terminata dal suo erede secondo il proprio gusto. La inusuale stratificazione è allabase anche della precaria conservazione del dipinto, in alcune parti significative gravementesfigurato da antiche cadute di colore e da malaccorti restauri. In sala il dipinto è esposto in relazionea un disegno e un'incisione sullo stesso soggetto, conservati nel Gabinetto Disegni e Stampe delMuseo e Real Bosco di Capodimonte.Nell'ultima sala del percorso espositivo ci sono altre opere, tutte ritenute copie da composizioni diRaffaello ben note, ma molto diverse tra loro: la Madonna del Passeggio, la Madonna di Loreto (odel velo)e laMadonna “Bridgewater”. Le indagini e il restauro della Madonna del Passeggiohanno evidenziato un’opera dipinta in modo accurato e diligente con materiali e metodi non diversida quelli usati nella bottega di Raffaello. Le indagini hanno rivelato poi punti di contatto con ildipinto ritenuto ‘originale’ oggi a Edimburgo, soprattutto con il disegno sottostante reso visibiledalla riflettografia, mentre tra i due quadri finiti ci sono analogie e varianti significative. Ciò porta apensare che si tratti di una replica, di un secondo esemplare portato avanti da un collaboratore inmodo parallelo all’‘originale’.Le altre due opere esposte in mostra, invece, mostrano chiaramentenel disegno sottostante un procedimento meccanico di trasposizione, più libero in un caso (Loreto odel velo), più pedissequo nell’altro (“Bridgewater”). In mostra c'è anche un'opera di Daniele da Volterra, olio su carta incollata su tela, del 1545-1550circa, raffigurante San Giuseppe, copia parziale della Madonna del velo di Raffaello. Conclude ilpercorso espositivo di questa sala e della mostra il Ritratto di papa Leone Xdi Andrea del Sarto(da Raffaello). Questo dipinto ha lo strano destino di essere tra i più celebri del museo pur essendouna copia. Ciò avviene non solo per la sua qualità e per l’importanza del copista, che fu il migliore
pittore fiorentino della sua generazione, ma anche per il lungo brano che gli dedicò Vasari,rendendolo un caso esemplare della difficoltà di distinguere gli originali dalle copie, se fatte da unpittore eccellente. La copia sarebbe stata eseguita per ingannare il duca di Mantova, che avevarichiesto in dono l’originale di Raffaello, e il risultato sarebbe stato tanto perfetto da ingannareanche il suo pittore di corte Giulio Romano, che pure da giovane aveva partecipato all’esecuzionedel prototipo. Giulio una volta scoperto l’inganno non avrebbe cambiato idea, concludendo: «Ionon lo stimo meno [...] anzi molto più, perché è cosa fuor di natura che un uomo eccellente imiti sìbene la maniera d'un altro e la faccia così simile»






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