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Sequestro preventivo di un centro antiviolenza


(02/02/2026)

Oggi, a conclusione di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, la Polizia di Stato ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di un'associazione antiviolenza con sede legale in Reggio Calabria e gli immobili gestiti dalla stessa per l'esercizio delle proprie attività siti in Reggio Calabria e in provincia di Avellino.



Il provvedimento, eseguito dagli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, con l'ausilio della Squadra Mobile di Avellino, è scaturito dagli esiti di un'articolata attività investigativa che ha tratto origine dal denunciato rapimento, nel marzo del 2024, di una donna, legale rappresentante di un centro antiviolenza.



L'attività investigativa posta in essere dalla Polizia di Stato, svolta attraverso attività d'intercettazione telefonica e telematica, acquisizione di tabulati di traffico telefonico e telematico, nonché attraverso l'acquisizione e la successiva analisi delle videoriprese degli impianti di videosorveglianza posti lungo il tragitto percorso dalla donna, sia prima che dopo il denunciato rapimento, ha consentito di acquisire elementi tali da poter accertare, allo stato del procedimento, la non veridicità di quanto denunciato in ordine al patito rapimento. Secondo quanto riferito dalla donna agli inquirenti, dopo il rientro presso la sua abitazione, il suo sequestro sarebbe stato perpetrato da soggetti ignoti che, dopo averla stordita, l'avrebbero condotta in un luogo da lei non riconosciuto, per poi riportarla a Reggio Calabria la mattina successiva.



La sera della scomparsa della donna, il marito riceveva un messaggio sul social network Facebook da un profilo a lui sconosciuto, in cui il mittente lo rassicurava che avrebbero provveduto a riportare la vittima del sequestro a casa appena la stessa si fosse ripresa, dichiarando che l'intento dell'azione era soltanto quello di spaventarla. L'analisi dei tabulati di traffico telematico acquisiti nel corso delle investigazioni ha permesso di ricavare, viceversa, elementi tali da ipotizzare che il messaggio in questione all'indirizzo del marito era stato inoltrato dalla stessa donna.



Per tali ragioni, la legale rappresentante del centro antiviolenza risulta indagata per i reati di false informazioni al Pubblico Ministero, simulazione di reato, calunnia ed esercizio abusivo della professione di psicologa.



Durante le indagini, infatti, sono stati ricostruiti episodi in cui l'indagata avrebbe esercitato, senza averne titolo, la professione di psicologa nei confronti di alcune ignare vittime di violenza che si rivolgevano all'associazione antiviolenza dalla stessa gestita, spingendosi, in alcuni casi, financo a prescrivere farmaci alle predette.



L'operazione odierna sottolinea l'impegno della Procura della Repubblica e della Polizia di Stato a tutela delle vittime di violenza.



Il procedimento è ancora in fase di indagini preliminari e, pertanto, le persone sottoposte alle indagini devono essere considerate non colpevoli fino a sentenza passata in giudicato.






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