Sequestro EcoBrake a Striano: inquinamento ambientale e scarichi abusivi nel bacino del fiume Sarno(16/12/2025) 
Nella mattinata odierna, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell'Ambiente di Napoli e del Comando Provinciale di Napoli, nel contesto della nota indagine denominata convenzionalmente "RINASCITA SARNO", in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata su conforme richiesta di questa Procura della Repubblica, hanno proceduto al sequestro della società ECOBRAKE S.r.l. Sita in Striano (NA), operante nel settore della progettazione, produzione e vendita di sistemi frenanti, striscianti per pantografi e altre componentistiche per ogni tipo di veicolo a motore, in ordine ai reati di cui all'art. 452 bis c.p. (inquinamento ambientale), art. 137 co. 11 (violazione del divieto di scarico dei reflui industriali sul suolo e nel sottosuolo), art. 279 co. 1 (assenza di autorizzazione — emissioni in atmosfera) e art. 256 (gestione rifiuti non autorizzata) del D.lgs. n. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), nonché in ordine all'illecito amministrativo dipendente da reato di cui all'art. 25 undecies co. 1 lett.a) D.lgs. 231/2001 (responsabilità amministrativa degli Enti).
In particolare, le indagini, espletate dai Carabinieri del NOE di Napoli, che si sono avvalse della collaborazione tecnica di personale dell'ARPA Campania, e coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, hanno permesso di accertare che l'attività di produzione dell'azienda si svolgeva in assenza del titolo autorizzativo dello scarico sul suolo e/o nel sottosuolo. In particolare, i reflui industriali, costituiti dalle acque del processo di lavorazione, del dilavamento dei piazzali, venivano sversati, al fine di evitare i costosi processi di depurazione, direttamente sul suolo, con conseguente grave inquinamento dello stesso.
Le analisi sui citati reflui industriali e sui campioni di terreno consentivano di documentare la presenza di numerose sostanze chimiche — antimonio, berillio, rame, zinco, piombo, idrocarburi pesanti - oltre i limiti di legge. Le stesse prove tossicologiche documentavano una elevata tossicità delle sostanze rilevate, tutte sostanze chimiche pericolose "di origine antropica", derivanti dall'attività aziendale esercitata presso lo stabilimento oggetto di indagine, che non si degradano nell'ambiente, persistendo per lunghi periodi di tempo e accumulandosi negli organismi viventi, determinando l'inquinamento del suolo nonché il concreto pericolo di inquinamento del sottosuolo, e delle falde acquifere, essendo presente nei pressi dell'impianto una falda acquifera a meno di un metro di profondità, come documentato dall'organo tecnico ARPA Campania, nell'ambito della relazione tecnica depositata agli atti d'indagine. Proprio la presenza di tali inquinanti ha indotto questa Procura della Repubblica a contestare il delitto di inquinamento ambientale, per la compromissione e/o il deterioramento significativi e misurabili di porzioni estese e/o significative del suolo e del sottosuolo, richiesti dalla norma incriminatrice e risultanti dalle ispezioni condotte dalla
P.G. sul sito produttivo in questione. Nello specifico, infatti, il flusso delle acque reflue inquinanti risultava recapitante, in maniera costante, sul suolo, in assenza di qualsiasi forma di trattamento e/o depurazione, senza considerare, peraltro, l'ubicazione dello stabilimento di cui trattasi nella "Piana del Fiume Sarno", con il conseguente pericolo concreto che gli scarichi inquinanti possano pregiudicare il noto corso d'acqua, già gravemente compromesso.
E' stato accertato, inoltre, l'abusivo stoccaggio, sul nudo terreno, di rilevanti quantitativi di rifiuti pericolosi, tra cui olii esausti, depositati direttamente su aree non pavimentate ed esposte agli agenti atmosferici, con rischio evidente di dilavamento sul terreno.
Il provvedimento cautelare dell'azienda, secondo quanto ritenuto dal Giudice per le Indagini Preliminari di Torre Annunziata, si è reso necessario per evitare un concreto aggravamento delle conseguenze dei gravi reati contestati ed impedire la commissione di altri reati di analoga tipologia, che vadano a compromettere lo stato di salute del fiume Sarno.
Il provvedimento cautelare reale odierno si inserisce in una più ampia e articolata attività investigativa condotta da tempo in modo capillare dai Carabinieri del Gruppo di Napoli del Comando Tutela Ambientale e Sicurezza Energetica, avvalendosi della preziosa collaborazione tecnica dell'ARPAC, e tuttora in corso di svolgimento, sotto il coordinamento delle Procure della Repubblica di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, finalizzata ad accertare e a rimuovere le cause dell'inquinamento del fiume Sarno e dei suoi tributari, avente ad oggetto le aziende ubicate nel territorio del bacino idrografico di detto corso d'acqua, al fine di individuare gli scarichi abusivi dei reflui industriali recapitanti direttamente e indirettamente nel fiume Sarno ed interrompere le attività illecite che influiscono sullo stato di salute di tale corso d'acqua, senza, peraltro, trascurare il rilevante impatto negativo sullo stesso provocato dagli scarichi fecali di alcuni Comuni, tuttora privi di rete fognaria e/o non ancora collettati ai depuratori esistenti.
La suddetta attività investigativa ha condotto sinora, per la sola Procura di Torre Annunziata, all'effettuazione di 326 controlli (dei quali 192 con esito di non conformità), all'adozione di 62 provvedimenti di sequestro, totale o parziale, di altrettante aziende o impianti produttivi, alla denuncia in stato di libertà di 205 persone e all'arresto di 2 persone per una pluralità di reati in materia ambientale, tra cui anche quello di inquinamento ambientale, per il quale è intervenuta sentenza di condanna in primo grado, riformata solo nella pena con sentenza della Corte di Appello.
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