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La morte violenta del giovane Nicola Mirti e la distruzione del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Pozzuoli da parte dei familiari

Sono segnali di forte preoccupazione. La Caritas esprime vicinanza al personale sanitario

(09/06/2025)

La Caritas Diocesana di Pozzuoli e la Delegazione Caritas Regionale della Campania esprimono preoccupazione per quanto accaduto nella giornata di domenica 8 giugno con la morte violenta di Nicola Mirti sulla spiaggia di Varcaturo e la distruzione della sala di attesa dell’Ospedale “Santa Maria delle Grazie” di Pozzuoli da parte dei familiari e degli amici del giovane.


Padre Giuseppe Carulli , direttore della Caritas Diocesana di Pozzuoli - dopo aver sentitomonsignor Carlo Villano, vescovo di Pozzuoli e Ischia - e don Carmine Schiavone , Delegato regionale della Caritas Campania, dichiarano: “Quanto accaduto sulla spiaggia di Varcaturo e all’Ospedale di Pozzuoli è molto preoccupante. Si tratta di due episodi di violenza inauditi che richiedono una riflessione e un impegno concreto per arginare questi fenomeni cruenti che dimostrano lo stato patologico del nostro tessuto sociale. L’uccisione di un giovane da parte di un coetaneo rappresenta l’ennesimo episodio di violenza che sta caratterizzando sempre di più il nostro vivere quotidiano: giovani armati pronti a uccidere per futili motivi. Allo stesso momento riteniamo aberrante l’episodio, altrettanto violento, avvenuto al Pronto Soccorso di Pozzuoli. Come sacerdoti e operatori dalla Caritas, organismo impegnato nell’ascolto dei bisogni e nell’aiuto concreto alla popolazione, esprimiamo la nostra vicinanza alla Direzione dell’Ospedale, ai medici, ai paramedici e ai lavoratori dell’Ospedale. Si tratta di personale che deve fronteggiare ogni giorno situazioni difficili e delicate e non è assolutamente ammissibile che siano esposti a episodi di violenza. L’istituzione sanitaria e il personale devono essere aiutati nell’espletamento del loro delicato servizio pubblico. Non è possibile che si debba lavorare con la preoccupazione costante di essere picchiati o anche solo disturbati durante il proprio delicato lavoro che deve essere finalizzato a salvare vite umane. A risultare danneggiati da questo clima di violenza non è solo il personale ma anche la popolazione che non può godere del diritto all’assistenza sanitaria d’emergenza. Riteniamo che ognuno - istituzioni, enti pubblici e religiosi, cittadini - debba fare la sua parte per arginare tale comportamento. Non basta rafforzare la vigilanza ma è necessario agire socialmente per un cambio di mentalità”.
 






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