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Amianto nello stabilimento Gecom di Pozzuoli: operaio vince in tribunale contro l’INPS

Vent’anni di esposizione, poi la malattia e una lunga battaglia giudiziaria: il Tribunale ordina all’ente di ricalcolare la pensione

(12/03/2026)

Bonanni (ONA): “Vicenda giudiziaria dolorosa, ora giustizia per tutti i lavoratori”
12 marzo 2026 - Il Tribunale del lavoro di Napoli ha riconosciuto il diritto di Claudio Lo Moriello, ex operaio dello stabilimento Gecom di Pozzuoli alla rivalutazione dei contributi previdenziali condannando l’INPS a ricostituire la sua posizione contributiva e a ricalcolare la pensione con il pagamento degli arretrati. Il giudice ha accertato che l’uomo ha lavorato nello stabilimento per circa vent’anni in un ambiente contaminato dalla presenza di fibre e polveri di amianto. Negli anni successivi alla pensione alla comparsa dei primi problemi respiratori e vari accertamenti sanitari, nel 2022 ottiene dall’INAIL il riconoscimento della malattia professionale causata dall’esposizione all’amianto. Nel 2023 chiede all’INPS di ricostituire la propria posizione previdenziale e adeguare la pensione. L’istituto respinge la domanda, costringendolo ad avviare un nuovo ricorso giudiziario.

Il Tribunale di Napoli ora gli ha dato ragione e ha condannato l’INPS a ricalcolare la pensione e pagare le differenze maturate dal 2018, oltre agli interessi. Nella sentenza il giudice sottolinea che il riconoscimento della rivalutazione contributiva è un diritto autonomo del lavoratore e può essere fatto valere anche successivamente al pensionamento, quando emergano nuovi elementi come il riconoscimento della malattia professionale.

Una lunga e complessa vicenda giudiziaria - La decisione del Tribunale arriva al termine di una vicenda giudiziaria durata molti anni e che ha coinvolto anche altri operai dello stesso stabilimento. In una prima fase alcuni lavoratori avevano ottenuto in tribunale il riconoscimento dei benefici previdenziali legati all’esposizione all’amianto. Successivamente, però, quella decisione è stata ribaltata in appello, con la revoca dei benefici già riconosciuti. Si è aperta una situazione paradossale: agli operai oltre alla perdita dei benefici, sono arrivate richieste di restituzione delle somme già percepite. Nel frattempo alcuni di quei lavoratori, come Lo Moriello, hanno sviluppato patologie legate all’amianto. Il riconoscimento della malattia professionale da parte dell’INAIL ha quindi aperto la strada a nuove azioni giudiziarie fondate su presupposti diversi. È proprio questo il percorso che ha portato alla decisione favorevole del Tribunale di Napoli.

Una vicenda emblematica - Il caso Lo Moriello racconta bene quanto possa essere difficile, per un lavoratore esposto all’amianto, ottenere fino in fondo il riconoscimento dei propri diritti. È una storia che, secondo l’ONA, mostra sempre più spesso il ruolo dell’INPS nella negazione o nel ritardo del riconoscimento di diritti che i lavoratori sono poi costretti ad affrontare lunghe e complesse cause giudiziarie, anche quando sono già pensionati e provati da patologie professionali. Secondo l’ONA, questa situazione rischia di trasformare diritti riconosciuti dalla legge in percorsi giudiziari lunghi e difficili, da persone che hanno già pagato un prezzo altissimo in termini di salute. “Questa sentenza arriva al termine di una vicenda giudiziaria lunga e molto dolorosa - dichiara Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale del lavoratore. “Parliamo di operai che hanno lavorato per anni in ambienti contaminati dalla fibra killer. Prima il riconoscimento, poi la revoca e perfino le richieste di restituzione delle somme. Una situazione estremamente pesante”. “Ci auguriamo che questa decisione possa rappresentare un segnale importante anche per gli altri operai dello stabilimento Gecom e per tutti i lavoratori esposti all’amianto” – sottolinea - “chi ha subito un danno alla salute ha diritto non solo al riconoscimento della malattia, ma anche alla piena tutela previdenziale”.






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