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Vico Equense, il caso Bikini: il mare è di tutti, la legge va rispettata

(30/08/2026)

Vico Equense - Non è una concessione a tempo indeterminato. È un bene pubblico

Il dibattito sulle spiagge torna ad infiammarsi in Costiera Sorrentina dopo l'intervista rilasciata a Il Mattino dal patron dello storico stabilimento «Bikini» di Vico Equense, Riccardo Scarselli. La sua rivendicazione - «Chi investe dovrebbe controllare gli accessi» - riapre una questione che la legge ha già risolto da tempo.

E la legge è chiarissima

Il mare, la battigia e la spiaggia libera non sono un privilegio da concedere. Sono un diritto. L'articolo 822 del Codice Civile, gli articoli 28 e seguenti del Codice della Navigazione, le ordinanze della Capitaneria di Porto e la stessa giurisprudenza del Consiglio di Stato stabiliscono un principio non negoziabile: i concessionari hanno l'obbligo di garantire il libero e gratuito accesso alla battigia per il transito e la balneazione.

Non è una cortesia. È un obbligo di legge

Chiedere un biglietto d'ingresso per raggiungere il mare, installare cancelli, recinzioni o forme di controllo selettivo all'accesso alla battigia è illegittimo. La concessione demaniale consente di offrire servizi - lettini, ombrelloni, bar, ristorazione - non di privatizzare la costa.

Le proteste che da mesi animano il litorale di Vico Equense, con i blitz pacifici di centinaia di cittadini per rivendicare il "mare libero", non sono caos. Sono l'esercizio di un diritto costituzionalmente tutelato. Quando una donna decide di spogliarsi sulla spiaggia in segno di protesta, il problema non è il suo gesto, ma il motivo che l'ha spinta a farlo: la percezione, sempre più diffusa, che il mare sia stato trasformato in un bene di lusso.

Nessuno mette in discussione i sacrifici, gli investimenti e il lavoro di decenni delle famiglie che hanno fatto la storia del turismo in Costiera. Ma proprio chi opera su un bene pubblico in virtù di una concessione dello Stato, pagando un canone spesso irrisorio rispetto agli incassi, ha il dovere di essere il primo a rispettarne le regole.

E le regole dicono altro:

1. Diritto alla spiaggia libera: Ogni Comune costiero ha l'obbligo di garantire una percentuale adeguata di spiaggia libera e di spiaggia libera attrezzata. A Vico Equense, come in gran parte della Campania, questa percentuale è sulla carta, ma non nei fatti. Spiagge libere abbandonate, senza servizi, senza pulizia, senza sicurezza e senza controlli.

2. Diritto alla battigia: Anche davanti a uno stabilimento privato, i 5 metri dalla battigia devono restare liberi. Sempre. Senza obbligo di consumazione, senza biglietto, senza dover chiedere permesso.

3. Diritto al controllo pubblico: Spetta allo Stato, alla Regione e al Comune far rispettare la legge, non delegare il controllo della costa a chi la sfrutta economicamente.

La soluzione proposta dal patron del Bikini - «Date ai cittadini spiagge libere organizzate, pulite e controllate» - è corretta, ma non può diventare un alibi. Garantire spiagge libere dignitose è un dovere delle istituzioni, ma questo dovere non annulla l'altro: far rispettare la libera fruizione anche all'interno delle aree in concessione.

Non ci sono due diritti in conflitto. C'è un diritto primario - quello di ogni cittadino ad accedere liberamente al mare - e un diritto secondario - quello di fare impresa su un bene che appartiene a tutti, nel rispetto delle regole.

Il vero decoro e la vera sicurezza non si ottengono con i filtri all'ingresso e con la privatizzazione di fatto della costa, ma facendo rispettare la legge. Per tutti.






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