Castellammare di Stabia, sul crinale tra arresti, politica e speranza per la rinascita(14/11/2025) Negli ultimi giorni, Castellammare di Stabia è tornata al centro dell’attenzione nazionale per una nuova, pesante operazione antimafia che ha portato a 11 arresti su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Tra gli indagati, secondo quanto ricostruito, c'è il reggente del clan D’Alessandro, Pasquale, e figure chiave legate a estorsioni, traffico di droga e infiltrazioni in imprese locali.
Infiltrazioni camorristiche nell’amministrazione
Uno degli elementi più dibattuti riguarda le relazioni tra clan e politica locale. Emergono intercettazioni tra Michele Abbruzzese – considerato “cassiere” del clan D’Alessandro – e Gennaro Oscurato, consigliere comunale stabiese.
Durante la campagna elettorale, si sarebbero scambiati frasi come «dobbiamo fare cose importanti assieme». Anche dopo il voto, Abbruzzese avrebbe chiamato Oscurato per congratularsi per la vittoria.
Queste intercettazioni hanno provocato un forte dibattito pubblico: l’europarlamentare e consigliere comunale Sandro Ruotolo ha chiesto le dimissioni di Oscurato, sostenendo che tali rapporti minino la credibilità delle istituzioni.
Il sindaco Luigi Vicinanza, rispondendo alle polemiche, ha dichiarato che «chi non combatte la camorra deve stare fuori dalle istituzioni».
Da parte sua, Oscurato ha respinto ogni accusa di complicità politica: secondo lui, i contatti erano di natura professionale (“mi chiese materiale odontoiatrico”), non elettorale.
Questo caso non è isolato: l'operazione della DDA ha ricostruito anche summit del clan D’Alessandro in bar e ristoranti della città, usati come centri di comando per decidere estorsioni e affari illeciti.
Il controllo sul servizio 118
Un altro fronte gravissimo dell’inchiesta riguarda il servizio 118 a Castellammare: secondo gli inquirenti, il clan D’Alessandro avrebbe esercitato un controllo quasi monopolistico su una società di ambulanze, ottenendo gare con intimidazioni ai concorrenti.
Secondo le indagini, in alcuni casi sarebbero stati trasferiti pazienti già deceduti, falsificando i documenti per aggirare le normative sul trasporto delle salme.
Questo tipo di infiltrazione è particolarmente insidioso: la gestione di un servizio sanitario pubblico offre non solo un grande potere economico, ma anche una visibilità sociale che può rafforzare il consenso territoriale del clan.
Ricadute politiche
Le indagini arrivano in un momento delicato per l’amministrazione di Vicinanza. Le accuse di collusione o di rapporti non limpidi con ambienti criminali possono minare la legittimità politica. La richiesta di dimissioni di Oscurato, avanzata da Ruotolo, mette in luce un dibattito su quale sia il confine tra rapporti istituzionali e complicità.
È una ferita grave per la città, che ha già pagato in passato per infiltrazioni mafiose. Ma allo stesso tempo, rappresenta una potenziale svolta: lo Stato reagisce in modo deciso, le istituzioni non sembrano ignorare il problema, e la cittadinanza può spingere per maggiore trasparenza.
La speranza della rinascita: il mare, il demanio e le spiagge libere
In questo scenario fragile, c’è però anche un segnale di speranza che può diventare leva per il rilancio di Castellammare.
Spiagge libere: con l’approvazione del Piano di Utilizzo delle Aree Demaniali (PAD), circa il 61 % delle spiagge stabiesi sarà destinato a uso pubblico.
Secondo il consigliere Nino Di Maio, questa scelta rappresenta un “punto di svolta” per lo sviluppo turistico della città.
Gestione pubblica delle spiagge: l’amministrazione prevede che il Comune garantisca i servizi essenziali (docce, passerelle, vigilanza) direttamente o tramite affidamenti a terzi, ma con un controllo serrato sulla qualità.
Contrastare l’abusivismo: nonostante la liberalizzazione, non mancano problemi: operazioni congiunte di polizia locale, carabinieri e Guardia Costiera hanno portato al sequestro di lettini e ombrelloni su spiagge libere abusivamente occupate.
In un caso, un 62enne è stato denunciato per la gestione di un lido abusivo su demanio.
Difesa della costa: parallela alla riapertura delle spiagge, sono partiti i lavori per la difesa costiera lungo Corso De Gasperi: otto pennelli semisommersi e un ripascimento dell’arenile con sabbia locale.
Questo intervento finanziato con risorse della Città Metropolitana punta non solo a proteggere la costa dall’erosione, ma anche a valorizzare l’accesso al mare.
Infine, la recente revoca del divieto di balneazione, dopo oltre 50 anni, è stata salutata come una “giornata storica” dal presidente della Regione Campania.
Questo storico passo può essere il simbolo di una rinascita: il mare torna a essere risorsa, non solo simbolica ma anche economica, per Castellammare.
Il ruolo del demanio
Il demanio marittimo gioca un ruolo cruciale in questa rinascita. Attraverso il PAD, il Comune esercita un controllo più forte sulle concessioni, ponendo le basi per una gestione collettiva e trasparente delle spiagge. Ma la partita non è vinta: sarà essenziale mantenere meccanismi di vigilanza, lotta all’abusivismo e una governance partecipata per evitare che il bene comune diventi terreno fertile per nuovi abusi.
La stagione che si è aperta per Castellammare di Stabia è duplice: da una parte, la durissima operazione antimafia e le accuse di infiltrazione nella politica locale parlano di un potere criminale ancora radicato. Dall’altra, la riapertura al mare, la riappropriazione del demanio e il progetto per spiagge libere rappresentano una potenziale rinascita, non solo simbolica, ma strutturale.
Se la città saprà trasformare questa voglia di rigenerazione in realtà concreta — con trasparenza, partecipazione, controllo — potrebbe davvero essere l’inizio di un nuovo capitolo. Ma il rischio è alto: la camorra non si conquisterà solo con arresti, ma con un cambio culturale e amministrativo profondo.
La vera domanda che ogni cittadino si pone e' la seguente:
Castellammare di Stabia ancora sotto i riflettori per la criminalità: si potrà mai risollevare?
Castellammare di Stabia — La città vesuviana torna al centro dell’attenzione per una nuova ondata di arresti che conferma come la criminalità organizzata continui ad affondare radici profonde, non solo nel suo tessuto sociale ma anche economico. Negli ultimi mesi, operazioni coordinate da forze dell’ordine e magistratura hanno portato a una serie di colpi al clan D’Alessandro, ma anche a episodi di violenza, spaccio e possesso illegale di armi.
Le ultime operazioni e arresti
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In novembre 2025, la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha disposto 17 ordinanze cautelari legate al clan D’Alessandro: 11 persone sono finite in carcere.
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Secondo le indagini, il clan avrebbe infiltrato servizi chiave della città: le imprese di pulizia dell’ospedale San Leonardo e alcune attività legate alla Juve Stabia avrebbero avuto collegamenti con componenti del sodalizio mafioso.
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Ancora più inquietante è il controllo del clan sul servizio ambulanze: secondo gli investigatori, i D’Alessandro avrebbero gestito il 118 e il trasporto dei pazienti, anche falsificando dati su pazienti deceduti.
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In un'altra operazione, sono stati sequestrati traffici di droga e ricostruiti racket estorsivi su consumatori locali.
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Non solo affari “legali”: un episodio grave riguarda uno scontro con spari, incendio di un motorino e uso di arma da fuoco in strada, che ha portato a due arresti e un ricercato.
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Infine, un giovane di 23 anni, senza precedenti penali, è stato fermato con una pistola Beretta calibro .22 il cui numero di serie era stato cancellato, un segnale preoccupante di traffico d’armi.
Un modello negativo che continua a ripetersi
Questi fatti raccontano una città che non riesce a scrollarsi di dosso il peso di una criminalità strutturata. Non si tratta più solo di piccoli spacciatori o singole “brighe”: dietro molti di questi arresti, secondo gli inquirenti, c’è un'organizzazione ben definita, con ramificazioni profonde sia nel quartiere che nelle istituzioni locali.
Il fatto che il clan abbia cercato di infiltrarsi in ambiti “sensibili” come il sistema sanitario o lo sport (Juve Stabia) dimostra che la malavita non punta solo al profitto rapido, ma anche al controllo delle leve del potere locale, economico e sociale.
Ma c’è speranza di riscatto?
La domanda che molti cittadini si pongono è legittima: Castellammare si risolleverà mai? La risposta non è semplice, ma ci sono alcuni elementi su cui non possiamo chiudere gli occhi:
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La magistratura e le forze dell’ordine non mollano: le operazioni recenti mostrano una volontà chiara di contrastare la mafia stabiese. Arrestare i vertici di un clan e smantellare sistemi di potere è un segnale forte.
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Il tessuto civico può reagire: l’associazionismo, i cittadini impegnati e le istituzioni locali devono cogliere questa finestra. Non bastano le operazioni di polizia: serve un progetto di rinascita culturale, economica e sociale.
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Infrastrutture e opportunità: per scoraggiare i giovani dalla strada del crimine servono alternative reali: lavoro, educazione, percorsi di formazione. Se la città investe in questi ambiti, può costruire un modello diverso.
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Controllo democratico e trasparenza: è fondamentale che le gare d’appalto (ospedale, servizi, sport) siano trasparenti. La prevenzione dell’infiltrazione mafiosa passa anche da una pubblica amministrazione che non ceda al ricatto.
Sì, Castellammare è una città “martoriata” da questo modello negativo, ma non è condannata a restare così per sempre. Gli arresti recenti dimostrano che lo Stato può colpire – ed è quello che sta facendo – ma il vero riscatto sociale non può venire solo dalle forze dell’ordine. Richiede l’impegno collettivo della comunità: delle famiglie, dei giovani, delle istituzioni.
Se i cittadini decidono di non rassegnarsi e di costruire insieme un’alternativa, la città può davvero risorgere. Ma sarà un percorso lungo e difficile.

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