Presentazione del libro sulla drammaturgia di Annibale Ruccello
Data: gennaio 26, 2012
Pubblicato in: Articoli, Cultura e Tradizione
di Maria Rosaria Varone
Oggi 26 gennaio, alle ore 11.30, presso lo Stabia Hall di Castellammare di Stabia, si è svolta la presentazione del volume “Se cantar mi fai d’amore – la drammaturgia di Annibale Ruccello”, scritto da Mariano d’Amora. All’incontro, oltre l’autore, hanno partecipato il sindaco Luigi Bobbio e gli assessori comunali Loredana Strianese e Antonio Coppola. L’incontro prende inizio con un intervento sul palco dell’attore Peppe de Rosa che interpreta uno degli inediti scritto da Annibale Ruccello “la telefonata”. Subito dopo interviene l’assessore Antonio Coppola che descrive il teatro di Ruccello, un teatro che descrive le scene popolari; Coppola afferma che la grandezza del genio Ruccello, di cui si celebrano i 25 anni dalla scomparsa, è proprio nel modo di raccontare scene quotidiane rivolgendo, però, grande attenzione allo scenario di bassa cultura che negli anni 70-80 si presentava a Napoli. L’assessore Lorella Strianse spiega con entusiasmo quanto sia stata autentica la genialità dell’attore stabiese perché incentrata nel mettere in scena temi, musicalità e linguaggio prendendo spunto dai modelli letterari che, in quel periodo, caratterizzavano la cultura del tempo. La grandezza di Ruccello sta nell’aver presentato personaggi che, sprovvisti di una propria cultura, si aggiornano nei gusti e nello stile adeguandosi alle nuove maniere, alla ricerca di identificazione. La drammaturgia prodotta da Ruccello esprime un profondo disagio verso una società in via di disfacimento, mostrando il lato oscuro dei rapporti umani colti nel tentativo di riscatto. La parola viene presa dall’autore del libro Mariano D’Amora che ripercorre le tappe più importanti della propria vita: vive e lavora fra Napoli, Roma e Londra, consegue la laurea in Storia del Teatro alla Sapienza di Roma e nel 2010 un Ph.D alla Royal Holloway University of London dove diventa docente. Egli spiega come il volume scritto sia il risultato di un lungo cammino e un omaggio all’arte innovativa di Annibale Ruccello e al suo spaziare fra generi e tematiche che pongono al centro della riflessione il dialetto stabiese, così differente da quello napoletano. L’elemento che costituisce la drammaturgia di Ruccello è di essere andato oltre gli stereotipi della “napoletanità”. Annibale scardina l’immagine borghese e buonista della famiglia napoletana, La famiglia non viene più vista come nucleo che si difende dalle avversità dell’esterno, perché insidie e ferite si trovano già nel suo interno. D’Amora cita anche Raffaele Viviani, uno dei punti di riferimento per Ruccello; entrambi di paternità stabiese hanno reso il teatro un’arte ancora più nobile; essi hanno avuto il merito di aver portato avanti il teatro dialettale e la classe sociale del sottoproletariato lontano da qualunque stereotipo. Ruccello mostra l’ostinazione del ceto basso di tentare la scalata sociale, ma tale crescita non è culturale bensì raggiunta con il possesso di oggetti di bene comune (Notturno, Anna Cappelli). La manifestazione si conclude con il Sindaco Bobbio, che ribadisce il genio di Ruccello, come esponente del “Realismo” e ringrazia d’Amora che, con alla sua opera, ha contribuito a rendere tradizione e arte eterne.

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