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di Nicola Caroppo

Quello underground si sa è un mondo in continuo fermento. Un vero universo parallelo che ha le sue regole, vive di luce artificiale, lontano dai ritmi circadiani, e quando esce allo scoperto dal segreto delle cantine, fuori dall’ombra, è già rivoluzione. Oggi siamo costretti a parlare poco di avanguardia e di originalità. Troppo citazionismo, troppe cover band, troppi omaggi affollano il panorama artistico e ne impoveriscono i contenuti, in ogni forma espressiva. Ma «Calling Europe» album di esordio dei V-Device, in collaborazione con l’etichetta Love&Craft, è tutt’altro. Il gruppo s’impone per le sonorità grunge e hard rock ottenute con chitarre distorte ed assoli veloci in un ritmo incalzante a cui si aggiunge una sapiente ricerca melodica. Al punto che risulta quasi difficile pensare alla genesi napoletana del loro sound, se non fosse per la grinta vulcanica, per la rabbia e la voglia di riscatto che sviluppa chiunque sia nato alle falde del Vesuvio. Le loro influenze? I Soundgarden, Alice in Chains, Pearl Jam, The Who, Pink Floyd, APerfectCircle, The Beatles, Faith No More, Melvins e molte altre ancora. 

Il progetto musicale nasce nel 2009 e ricalca il titolo di un’opera dell’artista americano Bruce Nauman “Something Device”. La “V” invece riveste il valore simbolico della vittoria e della libertà conquistata sulle ali della musica, a colpi di batteria. Fondatori della band sono Davide Verde e Guy Costanzo provenienti da altre esperienze musicali con il gruppo “Primaluce”. La voce e la chitarra di Davide e il basso di Guy incontrano il piano di Fabius Shiva e la batteria di Jhonny Stones, poi sostituito nel 2011 da Francesco Stinga. Decisivo per l’album di esordio è stato l’apporto del batterista Rosario Vitiello.

"Colling Europe" V-Device etichetta Love&Craft

Cover front "Calling Europe" V-Device.

 

 

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