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Vincono M5S e Lega, contrari alla riforma della scuola di Renzi. Appello Anief: ora si passi ai fatti

L’Anief ha seguito con attenzione gli sviluppi di questa tornata elettorale, ma in rigoroso silenzio, convinta che l’azione sindacale non debba interferire con le decisioni dell’urna dei cittadini. Ora, però, che le scelte degli italiani sono state fatte, le percentuali di voto sono definite e i segretari di partito stanno prendendo le dovute decisioni, la giovane organizzazione sindacale ha il dovere di sottolineare un fatto inequivocabile: i primi due partiti risultati al termine dello scrutinio delle votazioni, il M5S e la Lega Nord, hanno in più occasioni dichiarato, e ufficialmente sottoscritto nel programma elettorale, che avrebbero cancellato la riforma della Buona Scuola. Ora che hanno l’opportunità di farlo, è bene che non si tirino indietro.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quella riforma è stata approvata contro il volere del 99 per cento degli insegnanti e del personale Ata: è stato un diktat imposto dall’alto, che il popolo della scuola non ha mai perdonato al Pd. Adesso, però, si volta pagina. È bene che lo si faccia davvero. E in tempi rapidi. Il nostro settore non può permettersi deviazioni o ripensamenti. Ci sono degli aspetti della Legge 107 che vanno cancellati in fretta: dalla chiamata diretta dei docenti, basata su una discrezionalità assurda, al bonus del merito che esclude troppi candidati senza spiegazioni, e all’alternanza scuola lavoro, spinta all’eccesso senza le dovute garanzie per gli studenti. Per non parlare delle assunzioni fuori provincia, regolate da un algoritmo impazzito, con migliaia di insegnanti costretti a spostarsi di centinaia di chilometri, pur avendo i posti liberi vicino casa. Ma ci sono due aspetti che necessitano di un’azione ancora più celere: approvare una soluzione legislativa che riapra le GaE a tutti gli abilitati e superi la sentenza in adunanza plenaria sui maestri assunti con diploma magistrale; trovare delle risorse vere, non dei palliativi, per il rinnovo del contratto della scuola. Non è un caso che sono questi i motivi centrali dello sciopero e della manifestazione di piazza, prevista per il prossimo 23 marzo, nel giorno dell'avvio dei lavori del nuovo Parlamento, organizzata dal nostro sindacato.



Le elezioni politiche stanno conducendo ad un assetto parlamentare e governativo profondamente diverso da quello degli ultimi anni: l’Anief ha seguito con attenzione gli sviluppi di questa tornata elettorale, ma in rigoroso silenzio, convinta che l’azione sindacale non debba interferire con le decisioni dell’urna dei cittadini. Ora, però, che le scelte degli italiani sono state fatte, le percentuali di voto sono definite e i segretari di partito stanno prendendo le dovute decisioni, la giovane organizzazione sindacale ha il dovere di sottolineare un fatto inequivocabile: i primi due partiti risultati al termine dello scrutinio delle votazioni, il M5S e la Lega Nord, hanno in più occasioni dichiarato, e ufficialmente sottoscritto nel programma elettorale, che avrebbero cancellato la riforma della Buona Scuola. Ora che hanno l’opportunità di farlo, è bene che non si tirino indietro.

“Quella riforma – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – è stata approvata contro il volere del 99 per cento degli insegnanti e del personale Ata: è stato un diktat imposto dall’alto, che il popolo della scuola non ha mai perdonato al Pd. Adesso, però, si volta pagina. È bene che lo si faccia davvero. E in tempi rapidi. Il nostro settore non può permettersi deviazioni o ripensamenti. Ci sono degli aspetti della Legge 107 che vanno cancellati in fretta: penso alla chiamata diretta dei docenti, basata su una discrezionalità assurda, al bonus del merito che esclude troppi candidati senza spiegazioni, all’alternanza scuola lavoro, spinta all’eccesso senza le dovute garanzie per gli studenti. Per non parlare delle assunzioni fuori provincia, regolate da un algoritmo impazzito, con migliaia di insegnanti costretti a spostarsi di centinaia di chilometri, anche con decenni di supplenze, pur avendo i posti liberi vicino casa”.

“Ma ci sono probabilmente – continua Pacifico – due aspetti che necessitano di un’azione ancora più celere degli altri: approvare una soluzione legislativa che riapra le GaE a tutti gli abilitati e superi la sentenza in adunanza plenaria, la n. 11/2017 sui maestri assunti a tempo indeterminato e determinato con diploma magistrale; trovare delle risorse vere, non dei palliativi, per il rinnovo del contratto della scuola. Non è un caso che sono questi i motivi centrali dello sciopero e della manifestazione di piazza, prevista per il prossimo 23 marzo, nel giorno dell'avvio dei lavori del nuovo Parlamento, organizzata dal nostro sindacato: occorre affrontare una volta per tutte il problema del precariato e dare il giusto compenso a chi si occupa con professionalità di otto milioni di alunni”.

 

 


 






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