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Napoli, Vertenza Dico-Tuodì: ancora in attesa di un vero piano industriale che possa porre nuove basi per il futuro

NAPOLI (13 FEBBRAIO 2018). A più di un anno di distanza dall'inizio della crisi del gruppo della grande distribuzione Dico Tuodì che vede coinvolti 4000 addetti in tutt'Italia con la richiesta di concordato preventivo da parte dell'azienda, sindacati e lavoratori rimangono in attesa di un vero piano industriale che possa porre nuove basi per il loro futuro. L'incontro svoltosi il 6 febbraio, in tal senso, non ha dato i frutti sperati in quanto è stata preannunciata la messa all'asta di punti vendita, in particolar modo in Campania. Le organizzazioni sindacali, quindi, si sono dette preoccupate per la tutela dei posti di lavoro e preannunciano scioperi e agitazioni se entro venti giorni non avranno risposte concrete, tra l'altro, anche sulla Cassa Integrazione. "La Dico non sta mantenendo gli accordi sottoscritti presso il Ministero del Lavoro quando ha ottenuto i soldi degli ammortizzatori sociali: questi erano legati alla riapertura delle filiali chiuse al momento dell'avvio del concordato fallimentare - sottolineano Davide Bozza (Filcams Cgil) e Francesco Grillo (Uiltucs Uil) - L'azienda agisce in maniera assai poco trasparente perchè, mentre amplia e ristruttura negozi nel Lazio, o addirittura ne apre di nuovi affidandone la gestione a cooperative esterne, lascia parecchi lavoratori a casa in cassa integrazione a zero ore. Ci chiediamo con quale criterio l'amministrazione giudiziale autorizzi queste spese quando, tra l'altro, ci sono anche 2000 lavoratori che avanzano ancora tanti arretrati congelati dal concordato. A questo punto - concludono i sindacalisti - ci sembra urgente convocare subito un incontro presso il Tribunale di Roma. Vogliamo capire bene come l'azienda sta usando i soldi pubblici: davvero per tentare di dare un futuro ai lavoratori sulla base di un piano industriale serio o per lucrarci sopra?"






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